La conferenza sullo stato di salute dei ghiacciai artici svoltasi ad Anchorage, in Alaska, si è conclusa con un accordo per salvare l’Artico dal riscaldamento globale. Al summit hanno preso parte leader politici provenienti da tutto il mondo, tra cui il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama, e decine di delegazioni scientifiche.

I partecipanti alla conferenza GLACIER hanno riconosciuto l’urgenza di adottare provvedimenti urgenti per rallentare l’aumento delle temperature globali che sta provocando un rapido scioglimento dei ghiacciai artici.

Il surriscaldamento del clima è particolarmente intenso nella regione. Secondo i dati diffusi dai ricercatori, le temperature nell’Artico aumentano a tassi oltre due volte maggiori rispetto alla media di incremento registrata nel resto del Pianeta.

Le conseguenze dell’aumento delle temperature nell’Artico non sono limitate alla regione. Lo scioglimento dei ghiacciai provoca un innalzamento del livello dei mari, aumentando il fenomeno dell’erosione delle coste ed esponendo al rischio di alluvione intere comunità.

Secondo quanto appurato dagli scienziati il riscaldamento dell’Artico ha un impatto enorme sulle condizioni meteorologiche globali. A pagare un prezzo più alto per l’aumento delle temperature nella regione sono le popolazioni locali, costrette a trasferirsi a causa dell’erosione delle coste, fenomeno che sta provocando il crollo di ponti, il cedimento delle strade e altri gravi danni alle infrastrutture.

Tra gli effetti negativi del riscaldamento dell’Artico figurano anche l’incremento degli incendi, causato dal rilascio dei gas serra stoccati nel permafrost e la riduzione dei pesci e della fauna selvatica su cui si basa la sussistenza della popolazione locale.

I leader che hanno partecipato alla conferenza sui ghiacciai si sono impegnati a compiere ogni sforzo possibile alla COP21, la conferenza sul clima in programma a dicembre a Parigi. L’obiettivo dei grandi della Terra è approvare un accordo vincolante per ridurre le emissioni di gas serra, mitigando il riscaldamento globale e il suo alto impatto ambientale e sanitario.

Alla conferenza sui ghiacciai in Alaska ha preso parte anche una delegazione del CNR, il Consiglio Nazionale delle Ricerche italiano. Enrico Brugnoli, direttore del Dipartimento di Scienze del sistema della Terra e tecnologie per l’ambiente, ha espresso ottimismo per i risultati del summit:

Ormai c’è consenso nel riconoscere l’attività umana e le emissioni come responsabili della massima parte della variazione climatica in atto.

Per lo scienziato occorre agire non solo sul fronte della mitigazione del riscaldamento globale, ma anche sull’adattamento e sulla resilienza, ovvero la capacità di resistere ai cambiamenti climatici e alle loro devastanti conseguenze. Brugnoli si è soffermato sui rischi del cambiamento climatico per le popolazioni delle regioni artiche:

I cambiamenti in atto in Artico stanno già causando problemi importanti alle infrastrutture. Con lo scioglimento del permafrost, alcuni villaggi costieri in Alaska stanno scivolando in mare e le strade e gli edifici subiscono danni.

L’esperto del CNR ha poi ricordato che l’Artico recita un ruolo cruciale nella moderazione della temperatura globale. Se non si arresta il cambiamento climatico nella regione le conseguenze saranno catastrofiche per l’intero Pianeta.

2 settembre 2015
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