Una class action contro i cacciatori “morosi”. È l’ultima iniziativa della LAC (Lega per l’Abolizione della Caccia), che ha lanciato un’azione legale collettiva tra i proprietari e “gestori” di terreni agricoli nei quali i cacciatori possono di fatto accedere liberamente quando la stagione venatoria è in corso.

La class action è indirizzata contro le giunte regionali che, secondo l’associazione “da 19 anni eludono una norma statale sulla corresponsione del canone venatorio“. La LAC, infatti, rivendica l’applicazione della Legge 157/1992, che, all’articolo 15, stabilisce che agli agricoltori venga pagata una servitù in cambio della possibilità di attraversare i propri appezzamenti.

Per l’utilizzazione dei fondi inclusi nel piano faunistico- venatorio regionale ai fini della gestione programmata della caccia – recita l’articolo in questione – è dovuto ai proprietari o conduttori un contributo da determinarsi a cura della amministrazione regionale in relazione alla estensione, alle condizioni agronomiche, alle misure dirette alla tutela e alla valorizzazione dell’ambiente.

Un obbligo che, sottolinea la Lega per l’Abolizione della Caccia, nessuna Regione ha mai rispettato. Di qui la decisione di coinvolgere i soggetti interessati in una vera e propria class action, per chiedere l’interruzione della consuetudine che permette ai cacciatori di utilizzare gratuitamente milioni di ettari di terreni rurali privati.

La Lombardia sarà probabilmente la prima Regione in cui l’azione legale sarà promossa, grazie alla collaborazione di uno studio di fiducia della LAC, che è già stato incaricato di patrocinare in un fronte comune tutti i proprietari ed i conduttori dei fondi rurali nei quali si svolge l’attività venatoria, che possono reclamare il canone 2011 non corrisposto, gli anni arretrati e relativi interessi.

19 settembre 2011
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