Chi di noi ha la fortuna/sfortuna di abitare in una grande città italiana lo sa bene: l’inquinamento acustico è un problema con cui dobbiamo convivere quotidianamente, spesso anche più insidioso di quello atmosferico.

Responsabile di notti insonni – o comunque poco proficue a livello di riposo -, in certe città e in certi quartieri può diventare un vero incubo. I dati Istat, oggi, confermano quella che è la nostra percezione empirica della questione: contro tale dramma si è fatto poco e niente negli ultimi anni.

La media di superamento della soglia limite per i grossi centri abitati ha superato nel 2010 i 5 casi, contro i 4 del 2009. Dato gravissimo se si tiene conto che il numero di indagini sul territorio è drasticamente calato di un paio di punti. Insomma, città più rumorose e controlli più sporadici, non un bel cartellino da visita per il corrente 2011 che potrebbe confermare il triste trend del 2010.

Va comunque riconosciuto alle città di Treviso (73,9 campagne per 100mila abitanti), Lecco (62,6), Bolzano (43,4), Rimini (33,0) e Asti (32,8) il primato italiano per controlli; un primato che rispecchia una certa cura per la salute pubblica da parte delle amministrazioni locali. Al 2010, poi, ben il 63,8% dei comuni capoluogo di provincia ha adottato delle regolamentazioni comunali denominate “zonizzazioni“. In breve, si tratta della suddivisione in zone del territorio comunale, con l’individuazione di quelle per cui non è tollerabile un livello di rumore oltre soglia.

Nonostante ciò, come dimostra l’Istat, resta ancora moltissimo da fare per contenere il problema.

Sempre dall’Istat arriva però una buona notizia: per quanto riguarda l’inquinamento atmosferico si parla di una media di 10 giorni di superamento delle soglie di guardia in meno. Un piccolo passo, che va senz’altro incoraggiato.

26 luglio 2011
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