Il governo cinese incomincia ad adottare misure più stringenti per bloccare il traffico d’avorio nel paese, anche attraverso il sequestro e la distruzione di materiali provenienti da parti d’elefante o di rinoceronte. In questi giorni, infatti, le autorità hanno sequestrato quasi 600 chili di prodotti in avorio, per poi distruggerli durante una dimostrazione pubblica.

Il tutto è avvenuto in un centro per il recupero e la riabilitazione di animali selvatici nei pressi di Pechino, dove le squadre per la tutela forestale e le autorità di dogana hanno organizzato un incontro pubblico per la distruzione di oltre 600 chili di avorio. A quanto pare, questa sarebbe la terza dimostrazione organizzata dal 2014, con la speranza abbia un effetto deterrente sull’esteso mercato nero cinese.

La Cina è uno dei paesi mondiali dalla più alta domanda di avorio, tanto che si stima il mercato nero locale sia responsabile, all’incirca nell’ultimo lustro, del decesso di oltre 100.000 elefanti africani. Il governo centrale lo scorso febbraio, pochi giorni prima della visita del Principe William per sensibilizzare sulla protezione dei pachidermi, ha annunciato il possibile divieto per un anno dell’importazione di materiale grezzo o prodotti in avorio. Ora, anche data la crescente pressione dell’opinione pubblica internazionale, si starebbe lontanamente pensando di introdurre un divieto definitivo in futuro.

Il mercato cinese dei prodotti da elefanti e rinoceronti, le cui parti possono superare i prezzi dell’oro data l’ingente richiesta, viene scelto sia da commercianti di rimedi tradizionali che da acquirenti particolarmente facoltosi, ancora attratti dallo statu symbol dell’avorio. Le autorità lo scorso giugno hanno sequestrato circa 250 chilogrammi del prezioso materiale, introdotti illecitamente nella nazione tramite delle scatole spacciate per una spedizione di bottiglie di vino rosso. Nonostante i progressi, la Cina e il continente asiatico rimangono attualmente fra i principali responsabili della caccia di frodo in Africa e, da diverso tempo, le organizzazioni internazionali richiedono il massimo impegno per limitare il più possibile la domanda.

29 maggio 2015
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