La Cina cerca a parole di combattere l’inquinamento atmosferico, ma in realtà continua con la sua politica di negazione. L’ultimo clamoroso episodio è capitato ieri alla città di Harbin, Provincia dello Heilongjiang, una delle tante megalopoli da quasi 10 milioni di abitanti. Le previsioni del tempo, anche queste controllate dallo Stato, erano ottimistiche. Annunciavano Sole tutto il giorno e picchi di 15 gradi. Peccato che il Sole non si sia visto. Non per le nuvole, ma per lo smog.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità il livello di particolato sottile considerato inquinante è di 20 microgrammi per metro cubo d’aria. Fino alla soglia dei 71 mg non è preoccupante, mentre diventa invece molto pericoloso sopra i 300. Nella giornata di ieri ad Harbin è stato mediamente sui 500 microgrammi, con punte di 1000. In sostanza lo smog era talmente diffuso da creare una nebbia nera simile a quella del fumo di un incendio che rendeva impossibile la visibilità oltre i 50 metri, in alcune zone della città persino a 10 metri.

Per questo le autorità cittadine, che di certo non potevano nascondere una vergogna simile, hanno preso una decisione già vista qualche settimana nel caso di Pechino: hanno letteralmente chiuso la città. Non solo scuole ed edifici pubblici, ma anche autostrade e aeroporti. Tutto chiuso.

La spiegazione che le autorità danno è che, ora che è arrivato l’inverno e il freddo comincia farsi sentire, in tutte le case sono stati accesi i riscaldamenti. Qui i riscaldamenti sono alimentati dal carbone, così come le fabbriche. Se a queste fonti di inquinamento si aggiunge anche quella dei gas di scarico delle automobili, ecco ottenuta la tempesta perfetta.

Anche se nessuno vietava ai cittadini di uscire per strada, quasi nessuno l’ha fatto in quanto non ci si sentiva sicuri nemmeno con la ormai immancabile mascherina puntata sul volto. Le persone intervistate hanno ammesso di sentire dolore quando respiravano. Ciò che è successo è un danno anche al patrimonio artistico visto che Harbin è una meta turistica. Proprio i turisti che affollavano ieri la città hanno ribattezzato a ragione questa situazione “Airpocalypse”.

Oggi la situazione è leggermente migliorata rispetto a ieri, ma i livelli restano pericolosamente alti. Adesso gli occhi sono tutti sulla città di Pechino. Ad oggi il livello di inquinamento da particolato fine ha raggiunto una media di 400 microgrammi per metro cubo, una soglia considerata dall’OMS ad alto rischio. Nei prossimi giorni però verranno accesi i riscaldamenti e si teme una replica di quanto visto ad Harbin.

22 ottobre 2013
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I vostri commenti
michele, martedì 7 gennaio 2014 alle17:44 ha scritto: rispondi »

E cosa ci fai con un pannello fotovoltaico? Qui si parla di riscaldamento, le soluzioni sono molteplici dalla singola pompa di calore al teleriscaldamento. Io punteriei su di un costo dell'energia elettrica a basso costo e sulla riconversione di calore mediante pompe di calore ad alta efficienza. Chiaro che per ridurre il costo dell'energia andrebbero sostituite tutte le centrali inquinanti mendiante una solida base a fissione nucleare integrata con sistemi solari ad alta efficienza. Così le emissioni verrebbero abbattute.

cosimo, venerdì 25 ottobre 2013 alle8:28 ha scritto: rispondi »

se il governo cinese oltre a chiudere la città obbligava tutti i condomini e le industrie (dando però pure dei contributi) ad installare sui loro tetti i pannelli fotovoltaici.. non rendeva Harbin una città pulita ma rendeva meno pressante il bruciar carbone per riscaldarsi

Silvano Ghezzo, mercoledì 23 ottobre 2013 alle1:41 ha scritto: rispondi »

Realtà e verità fanno male e destabilizzano, i cittadini devono morire con tutta tranquillità, contenti di vivere in una bella favola. Spero che anche questo mio crudo commento non finisca in " coda di moderazione", grazie.

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