Sono circa 1.381 gli esemplari che sono stati salvati da un gruppo di attivisti dall’annuale Festival delle carne di cane a Yulin, in Cina, ma in poco di due mesi molti di loro hanno comunque perso la vita. Il lavoro complesso dei militanti ha strappato alla carneficina un numero elevato di quadrupedi, in un territorio dove la carne di cane è considerata ancora una prelibatezza e una bontà speciale. Nonostante le promesse e i divieti molte attività alimentari, ristoranti ed esercizi commerciali, hanno portato avanti l’usanza del festival tradizionale. Ma un buon numero di animali sono stati comunque strappati a morte certa, grazie all’intervento di 11 persone che hanno pagato 50.000 yuan per il loro riscatto, inviandoli presso il centro di soccorso Sanduo Life Guarding Garden.

Le difficoltà legate al viaggio lungo e al trasporto hanno inciso sulla sopravvivenza di molti di loro: dopo 35 lunghissime ore, alcuni esemplari sono giunti al centro ormai morti. Inoltre la mancanza di fondi, di volontari e di aiuto ha condizionato la condizioni dei cani sopravvissuti: solo 400 sono ancora vivi oggi. Pochi quelli che hanno trovato una famiglia amorevole, gli altri hanno trovato la morte durante il viaggio estenuante e a causa del cimurro, che sta ancora imperversando nel rifugio. Dei tanti volontari dell’azione di giugno ora solo in tre si occupando del rifugio, senza fondi e soldi per gestire la struttura.

Lo stesso centro non attraversa un buon periodo dal punto di vista economico, infatti pare non esistano certezze per il futuro. Ma in molti sperano in un intervento compassionevole da parte del governo, così da garantire la sopravvivenza agli ultimi esemplari ancora in vita. Nonostante le campagne di sensibilizzazione, le petizioni e gli interventi mediatici da parte del comico Ricky Gervais e della modella Gisele Bundchen, il festival ha comunque avuto luogo a fine giugno. Ogni anno in Cina muoiono circa 10 milioni di esemplari la cui carne è destinata all’alimentazione.

4 settembre 2015
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