Il ciclo mestruale ha una durata media di 28 o 30 giorni, tuttavia è del tutto fisiologico notare variazioni soprattutto in alcune fasi della vita femminile, come l’adolescenza, la pre-menopausa o i primi mesi dopo il parto. In ogni caso, per parlare di irregolarità, le alterazioni possono riguardare sia il numero di giorni che intercorre tra una mestruazione e l’altra, sia la quantità e il volume del flusso.

Un ciclo considerato ancora nella norma può avere una durata compresa tra 25 e 30 giorni, prendendo come riferimento il primo giorno della comparsa del flusso. Spesso, dietro le alterazioni si celano cambiamenti dello stile di vita o patologie ginecologiche specifiche. A influire sulla frequenza mestruale sono anche l’alimentazione e il peso, tanto che un eccessivo dimagrimento può generare squilibri ormonali e portare a ritardi o a una totale mancanza del ciclo.

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Anche situazioni di stress eccessivo possono causare variazioni, così come l’utilizzo di alcuni farmaci o integratori specifici. Qui di seguito un elenco delle principali alterazioni del ciclo e alcuni consigli su come intervenire.

Ciclo in ritardo o in anticipo

Una buona abitudine da intraprendere fin dalle prime mestruazioni prevede l’annotazione delle caratteristiche del ciclo e la creazione di una sorta di diario, utile per individuare improvvise alterazioni. Si definisce oligomenorrea il ciclo che dura meno di 25 giorni, mentre si parla di polimenorrea quando tra una mestruazione e l’altra ne passano più di 35. In entrambi i casi, è consigliabile consultare il ginecologo a meno che non si tratti di episodi sporadici, che generalmente non destano preoccupazione.

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Se il ciclo non compare per almeno tre mesi consecutivi e si è certi di non essere in stato di gravidanza, si parla di amenorrea ed è sempre opportuno rivolgersi al medico per determinare eventuali cause: un repentino cambio di peso, ad esempio, o una eccessiva attività fisica, così come la sospensione dell’anticoncezionale orale dopo anni di terapia.

Ciclo scarso o abbondante

L’irregolarità del ciclo può manifestarsi anche attraverso evidenti cambiamenti nella durata del flusso e, soprattutto, nella quantità. Solitamente un flusso nella norma dovrebbe variare tra 35 ml e 80 ml, tuttavia livelli superiori o inferiori a questi parametri possono provocare rispettivamente ipermenorrea e menorragia. Anche una durata maggiore di quella standard, che varia tra tre e sette giorni, potrebbe rappresentare un campanello d’allarme e spesso è necessario escludere patologie come polipi o fibromi all’utero, responsabili di destabilizzare il ciclo in questo modo.

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Un altro fenomeno comune è lo spotting, vale a dire la perdita di sangue tra due cicli, che può essere fisiologica se si verifica in corrispondenza dell’ovulazione, ma potrebbe anche celare specifici disturbi come cisti ovariche, polipi, piaghette nel collo dell’utero tendenti al sanguinamento.

Cosa fare

Se si notano evidenti cambiamenti del ciclo mestruale che non sono riconducibili a episodi isolati, una visita ginecologica può chiarire eventuali dubbi e fornire informazioni utili per determinarne la causa. Il pap test e l’ecografia rappresentano due screening fondamentali per la salute femminile, in grado di rilevare disturbi e patologie anche serie che se individuate agli esordi possono essere gestite con successo.

In caso di ipermenorrea, inoltre, è importante escludere eventuali anemie determinate proprio dallìeccessiva perdita di sangue, monitorando il livello dell’emoglobina e del ferro attraverso un semplice prelievo. Le terapie che possono essere prescritte per ripristinare la regolarità del ciclo possono essere molteplici e variare in funzione della causa: il ginecologo potrebbe prescrivere una terapia ormonale, come la pillola anticoncezionale a base di estro-progestinici, oppure consigliare a sua volta ulteriori accertamenti e optare per trattamenti specifici locali.

31 marzo 2017
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