Un crescente numero di studi negli ultimi anni sta arricchendo il dibattito scientifico sulle possibili cause del tumore all’intestino. Oltre alla carne rossa, uno dei maggiori sospettati in questo senso è il cosiddetto cibo processato.

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Secondo i ricercatori statunitensi della Georgia State University a incidere sul crescente numero di casi di tumore all’intestino sarebbe proprio il cibo processato, arricchito da agenti emulsionanti per modificarne la consistenza ed estenderne la durata, come descritto in un loro studio appena pubblicato su Cancer Research. Alla base di questa azione nociva l’indotta alterazione della flora batterica intestinale, che abbandonerebbe il suo normale stato di equilibrio a favore dei batteri “cattivi”.

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Tale alterazione indurrebbe uno stato di infiammazione all’interno dell’intestino, proseguono i ricercatori, rendendolo così un ambiente ideale per la proliferazione delle cellule tumorali. Durante il loro studio gli esperti statunitensi hanno somministrato a dei topi dosi di polisorbato 80 o di carbossimetilcellulosa, due emulsionanti comunemente utilizzati dall’industria alimentare, in concentrazioni paragonabili a quelle presenti nei prodotti in commercio.

Stando ai risultati ottenuti questi emulsionanti cambierebbero radicalmente la flora batterica intestinale dei roditori, espondendoli a infiammazioni intestinali di basso grado e favorendo quindi il generarsi (e il successivo crescere) delle masse tumorali. Come ha infine sottolineato la Dott.ssa Emilie Viennois, autrice principale dello studio:

L’incidenza del tumore colorettale è stata registrata come in forte crescita a partire dalla metà del ventesimo secolo.

Una caratteristica fondamentale di questa malattia è la presenza di una flora batterica intestinale alterata che crea una nicchia favorevole per la tumorigenesi.

8 novembre 2016
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