Obesità, una malattia molto diffusa al giorno d’oggi e legata spesso a scelte alimentari e stili di vita poco sani. Ma, anche chi cerca di nutrirsi con alimenti definiti “salutari”, spesso può incappare in scelte sbagliate, a causa delle informazioni fuorvianti, se non addirittura false, presenti sulle etichette dei prodotti.

Negli ultimi anni, infatti, molti consumatori hanno deciso di seguire la “via salutista”, ma senza la necessaria conoscenza, le etichette ingannevoli possono indurre a preferire prodotti tutt’altro che salutari: una ricerca condotta alla Houston University lo dimostra.

I ricercatori si sono concentrati sulla psicologia dell’adescamento: una strategia di marketing che collega parole-slogan presenti sulla confezione che descrivono il prodotto come, ad esempio, biologico, antiossidante o integrale ad un effettiva bontà di quel prodotto, in termini nutrizionali. Questi slogan sono detti marketers alimentari.

In particolare, il team si è concentrato su alcuni prodotti dalle etichette fuorvianti come i Cheerios al cioccolato o come la Cherry 7 Up , ritirata dal mercato statunitense proprio a causa delle indicazioni poco veritiere sulla confezione.

Il dottor Temple Northup, professore presso la Jack J. Valenti School of Communication della Houston Univerisity e capo del team di ricerca, ha sviluppato un esperimento utilizzando la teoria di adescamento, per capire come chi fa marketing su prodotti alimentari influenzi gli acquisti e i comportamenti dei consumatori.

Un gruppo di 318 soggetti è stato sottoposto a una serie di interviste per determinare se un prodotto fosse sano o meno, guardando semplicemente la scatola: secondo i dati, se una delle parole di “innesco” compariva sulla parte anteriore della scatola, il prodotto veniva votato come “sano”.

Il dottor Northup ha spiegato:

Modificando semplicemente l’etichetta di un prodotto come la Cherry 7-Up, ed eliminando con un software grafico la parola “antiossidante”, i risultati cambiavano completamente. I risultati dimostrano che ogni volta che un partecipante ha letto sulle confezioni una delle parole di innesco, ha etichettato quel prodotto come sano.

Successivamente, il team ha sottoposto ai partecipanti le etichette dei prodotti due per volta, in modo da analizzare la capacità dei soggetti di leggere in modo approfondito le informazioni riportate negli ingredienti.

Northup ha concluso:

I risultati di questo studio indicano che le persone non sono inclini a leggere le etichette nutrizionali né a comprendere bene, anche in situazioni in cui stanno scegliendo tra un prodotto di qualità e uno decisamente cattivo: i prodotti dannosi, infatti, hanno ricevuto circa il 20% in più di approvazione rispetto ai prodotti di qualità.

18 giugno 2014
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