Cibi neri con carbone vegetale: sono sicuri?

I cibi neri, come cornetti o altri prodotti da forno, sono preparati con l’aggiunta di carbone vegetale, detto anche carbone attivo. Si tratta di una forma di carbone finemente suddiviso, prodotto dall’attivazione a vapore di materie prime di origine vegetale. È usato sia come colorante alimentare che come integratore adsorbente intestinale, per il trattamento di disturbi come flatulenza e gonfiore.

Per il trattamento sintomatico di questi disturbi il carbone vegetale è efficace in dosi da 1 grammo, da assumersi almeno 30 minuti prima del pasto e subito dopo. Nella preparazione dei prodotti da forno, la quantità aggiunta è di solito di 15-20 g per ogni chilogrammo di farina di frumento. Ciò significa che la quantità che se ne assume con una brioches è inferiore a quelle considerata efficace.

Scopri benefici e controindicazioni del carbone vegetale


Questa considerazione è utile per comprendere perché questo ingrediente negli alimenti sia considerato semplicemente un additivo colorante, indicato come E153. Il suo impiego ha suscitato l’attenzione dei consumatori, che sono stati indotti da una fuorviante comunicazione a pensare che i cibi neri fossero più salutari, e degli enti pubblici, che ne hanno valutato la sicurezza.

Cibi neri: quali sono

Il Ministero della Salute italiano, nella nota 47415 del 22 dicembre 2015, con riferimento alla questione “Prodotti della panetteria con aggiunta di carbone vegetale”, ritiene l’ingrediente ammissibile nella produzione di un prodotto della panetteria fine, mentre non nel pane. Inoltre, nella stessa nota, stabilisce che:

non è ammissibile aggiungere nella etichettatura, presentazione o pubblicità del prodotto alcuna informazione che faccia riferimento agli effetti benefici del carbone vegetale per l’organismo umano, stante il chiaro impiego dello stesso esclusivamente quale additivo colorante.

Sicurezza: il parere dell’EFSA

Burger

In merito alla sicurezza, già nel 2012 l’EFSA, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, ha dichiarato che, considerata la mancanza di assorbimento del carbone vegetale nel nostro tratto gastrointestinale e l’assenza di evidenze sulla sua genotossicità e cancerogenicità, l’uso come additivo colorante è privo di rischi. Tali considerazioni riguardano l’additivo E153 che contenga meno di 1,0 μg/kg di PAH cancerogeni residui, espressi come benzo [a] pirene, verificato utilizzando un metodo analitico di adeguata sensibilità. Il gruppo di esperti scientifici ha anche rilevato che i margini di esposizione derivanti dall’uso del carbone vegetale come colorante alimentare non sono fonte di preoccupazione per la sicurezza.

=> Scopri i coloranti alimentari naturali


Inoltre, il materiale di partenza per la preparazione del carbone vegetale è diverso dal quello impiegato per la realizzazione di altri prodotti a base di carbone: ciò fa ritenere che il carbone attivo non contenga probabilmente cancerogeni o, se presenti, il livello sia molto basso. I controlli, come già evidenziato, sono stati eseguiti utilizzando un metodo analitico convalidato con un limite di rilevamento di 0,1 μg/kg.

Alla valutazione sulla sicurezza, fa seguito semmai il dubbio sulla sua utilità nel favorire, quando impiegato come additivo colorante, il benessere gastrointestinale. La sua aggiunta nei prodotti da forno è una funzione dubbia. Il carbone vegetale è una sostanza adsorbente e lega anche sostanze nutritive come vitamine e minerali, così come i farmaci. Per questo motivo è considerato una sostanza anti-nutrizionale: chi assumere cure medicinali dovrebbe evitare di farlo nell’intervallo compreso fra 30 minuti prima e 2 ore dopo aver assunto carbone. Anche se è bene ricordare come la quantità di carbone attivo impiegata per la produzione di cibi neri sia in effetti molto più bassa di quella che si assume come integratore alimentare, per alleviare alcuni disturbi intestinali.

8 giugno 2018
In questa pagina si parla di:
Lascia un commento