Chitosano: cosa è, come funziona

Il chitosano è un polisaccaride lineare, noto soprattutto come componente di diversi integratori impiegati a supporto della perdita di peso: la molecola, infatti, non viene assorbita dal nostro intestino ed è in grado di legare i grassi, favorendone di conseguenza l’eliminazione con le feci anziché l’assorbimento. Questa considerazione è alla base delle indicazioni proposte per gli integratori che lo contengono: un aiuto come dimagranti, oltre che utili nella prevenzione dei danni cardiovascolari causati dall’eccessiva concentrazione nel sangue di trigliceridi e colesterolo.

La molecola è nota da tempo: il suo precursore, la chitina, venne isolato nel primo decennio del 1800 dai funghi. Successivamente lo stesso precursore fu individuato anche nelle corazze degli insetti e nel guscio dei crostacei. Oggi questi ultimi sono la principale fonte di chitina. Circa 40 anni dopo fu scoperto il chitosano. Oggi si parla più esattamente di chitosani, molecole polisaccaridiche che differiscono tra loro sono per il diverso peso.

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Le diverse proprietà del chitosano sono state testate in vari studi clinici, in cui la molecola ha mostrato di legare i grassi e anche di avere qualità utili all’industria cosmetica – come idratante, agroalimentare e come protettivo per i frutti – e a quella farmaceutica, per la formulazione di medicinali a rilascio modificato. Queste ultime sono le applicazioni meno controverse del chitosano, lo stesso non vale invece per l’impiego come adiuvante nella perdita di peso o nel controllo dell’assorbimento dei grassi in generale.

Il chitosano e la perdita di peso

I dati sull’uso del chitosano, negli integratori utili alla riduzione del peso corporeo, sono controversi da sempre: già vent’anni fa negli USA venne richiamata una pubblicità dei prodotti a base di questa molecola. Una recente revisione della letteratura pubblicata su Obesity Reviews ha dimostrato che studi clinici di elevata qualità metodologica evidenziano come l’effetto del chitosano sia minimo e non clinicamente significativo. Lo stesso sembra valere per la effettiva riduzione dell’assorbimento dei grassi a livello intestinale.

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In linea generale è preferibile rivolgersi al medico quando si decide di perdere peso, il quale potrà prima di tutto fare una giusta anamnesi e prescrivere il corretto percorso per il dimagrimento. Tuttavia, è anche comprensibile che, quando la necessità di dimagrimento è limitata alla perdita di 2-3 kg, si proceda anche in autonomia. Gli integratori, anche a base di chitosano, devono essere inseriti in uno schema alimentare controllato e in uno stile di vita attivo, che preveda lunghe passeggiate quotidiane accompagnate da un’attività più intensa 2-3 volte alla settimana, sempre consona alle proprie capacità e stato di salute fisica.

Uso e effetti avversi

Gli integratori attualmente in commercio prevedono l’assunzione per bocca, prima dei pasti, di una dose di 1000-1200 mg di chitosano. L’assunzione dovrebbe essere accompagnata da un bicchiere d’acqua colmo. Trattandosi di una molecola che a livello intestinale non viene assorbita, ed è in grado di legare altre sostanze, è preferibile evitarne il consumo in concomitanza con l’uso di farmaci. L’assunzione può essere accompagnata da effetti avversi in genere di natura lieve, come nausea e vomito. Vista la natura della molecola, l’uso degli integratori che la contengono è controindicato nei soggetti allergici ai crostacei.

7 settembre 2017
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