Materie prime vegetali, biodegradabili, sostenibili e rinnovabili, da cui ricavare bioprodotti più complessi. È quanto promette il nuovo impianto di trasformazione inaugurato a Porto Torres per riconvertire il polo petrolchimico alla chimica verde. L’impianto ha come obiettivo di diventare in pochi anni il polo di chimica da materie prime rinnovabili più grande in Europa.

Alla cerimonia era presente il Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti che ha tenuto a sottolineare come questo progetto rappresenti un passo importante per la riconversione ecologica di ogni settore produttivo italiano. L’intero complesso integrato, nato nel 2011 dalla joint-venture tra la Versalis di Eni e Novamont, si avvale di una tecnologia a basso impatto e all’avanguardia ed è costato un investimento complessivo di ben 180 milioni di euro. Il ciclo produttivo si basa su materie prime vegetali ricavate da fonti rinnovabili e sostenibili.

Nello specifico, l’impianto di Porto Torres, il primo dei tre previsti, realizzerà bioprodotti dagli oli vegetali, ricavandone monomeri e intermedi, come l’acido azelaico e l’acido pelargonico, da cui si potranno generare, in un secondo momento, oli estensori da impiegare in diversi settori della produzione industriale. Questi speciali materiali sono infatti molto versatili e sono prodotti senza utilizzare ozono nella fase di scissione degli oli vegetali. Tra gli impieghi possibili figurano la produzione di materiali plastificanti e di cosmetici, la realizzazione di prodotti fitosanitari e di additivi per gli pneumatici, la formulazione di fragranze per l’industria alimentare e di prodotti per l’igiene della casa.

Nel corso della cerimonia di inaugurazione del complesso di Porto Torres, Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente Territorio e Lavori Pubblici della Camera, si è detto fiducioso sul futuro dell’industria chimica italiana, forte delle competenze maturate nella sua lunga storia:

Matrìca rappresenta una scommessa tecnologica, industriale e sociale, un’esperienza di eccellenza che pone ancora una volta l’Italia all’avanguardia nel settore della chimica verde. Ed è anche una bella occasione, a circa mezzo secolo da quando Natta vinse il prestigioso Nobel per la Chimica, per rinnovare in chiave green la tradizione italiana in questo settore.

Il gruppo Novamont, forte di un know-how trentennale nelle bioplastiche, sta lavorando a diversi altri progetti in Italia, tra cui quello di una bioraffineria integrata di terza generazione, da realizzare in Sardegna, altra regione italiana molto attiva nel comparto chimico e che tanto necessita di progetti di riconversione.

19 giugno 2014
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