Copenhagen è stato un buco nell’acqua e l’accordo siglato è solo carta straccia.

A poche settimane dalla sua conclusione, Greenpeace, nel suo rapporto “Il Terzo Grado”, traccia un bilancio molto negativo del summit internazionale, tenutosi nella capitale danese lo scorso dicembre 2009.

Che cosa spinge l’associazione ambientalista ad essere così categorica nei suoi giudizi?

Il fatto è che il Segretariato dell’UNFCCC ha cominciato a diffondere le informazioni sulle adesioni dei paesi al cosiddetto Copenhagen Accord e sui relativi impegni di riduzione dei gas serra.

Finora 55 governi, (pari al 78% delle emissioni globali) hanno risposto all’appello ma in una maniera che non pare sufficiente a raggiungere l’ambizioso obbiettivo di contenere la temperatura media globale entro il limite dei 2° C.

Secondo Greenpeace nelle proiezioni elaborate dai dati comunicati, in scadenza il 31 gennaio, l’aumento delle temperature sarebbe stimabile intorno ai 3/3,5° C. Per rispettare i termini stabiliti servirebbe un taglio delle emissioni del 40% entro il 2020, misura che i principali governi responsabili dell’inquinamento del clima non sembrano intenzionati ad intraprendere.

In base alla valutazione di Ecofys, di questo passo, la concentrazione di CO2 nell’atmosfera lieviterebbe in maniera notevole toccando la quota di 650 ppm entro il 2100.

A maggio comunque le parti si riuniranno a Bonn per proseguire i negoziati formali sul cambiamento climatico mentre per la fine dell’anno si svolgerà a Città del Messico la COP-16 (29 novembre-10 dicembre).

2 febbraio 2010
I vostri commenti
Andrea, martedì 2 febbraio 2010 alle20:49 ha scritto: rispondi »

Ho il brutto presentimento che facciano questi "show" per stancare le persone riguardo all'argomento ambiente e in un certo senso demoralizzarle (e quindi fargli perdere interesse). Del resto il 99% dei politici mondiali sono appoggiati da lobby e multinazionali e non penso che vedano di buon occhio questa situazione di "green vision". Troppi costi e troppi interventi da fare...

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