Chayote: proprietà e come si mangia

Nonostante la sua origine sudamericana, è un frutto abbastanza conosciuto anche in Italia, sia per la sua forma singolare che per le sue proprietà benefiche: il chayote, noto anche come zucca spinosa, è un alimento dai mille usi e dagli altrettanti effetti benefici sull’organismo. Ma quali sono le sue caratteristiche nel dettaglio e, soprattutto, come si mangia?

Potrebbe non essere semplice trovare il chayote sui banchi della grande distribuzione tricolore, perché specie non eccessivamente richiesta, tuttavia può essere più facilmente rinvenuto nei negozi dedicati all’alimentazione biologica o, ancora, dedicati alla frutta esotica. Prima dell’assunzione, è bene chiedere un consiglio al medico in merito a eventuali controindicazioni oppure a incompatibilità con le proprie condizioni. Le informazioni di seguito riportate, di conseguenza, hanno un carattere unicamente illustrativo.

Chayote: origini e come si mangia

Chayote

Il Sechium edule – conosciuto come chayote, ma anche zucca spinosa, patata spinosa, melanzana spinosa, zucca centenaria e molti altri modi ancora – è una pianta appartenente alla famiglia delle Cucurbitacee. Originaria del Sudamerica, la varietà viene coltivata soprattutto in Costa Rica, il principale esportatore a livello internazionale. Alcune coltivazioni sono tuttavia presenti in Italia, in particolare al Sud e in alcuni luoghi della Puglia.

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La pianta si caratterizza per grandi foglie verdi, lanceolate, dall’intensa colorazione. Dall’aspetto cespuglioso, e da una natura anche abbastanza rampicante, l’arbusto presenta numerosi rami, sottili ma non per questo eccessivamente delicati. Il frutto ha una forma ovale, di circa 15 centimetri di lunghezza, e presenta una superficie verde o giallognola, rugosa e a volte solcata da peli o piccole spine, queste ultime comunque morbide e non pericolose. La polpa interna è bianca e dalla consistenza mediamente morbida e, sebbene rappresenti la parte di maggiore consumo, va specificato come quasi tutte le porzioni della pianta possono essere impiegate a scopo alimentare. L’uso varia tuttavia molto a seconda del Paese e della cultura culinaria locale.

Il chayote può essere mangiato crudo, ad esempio tagliato a fette per arricchire insalate o contorni, mentre i germogli vengono raccolti in autunno e consumati in modo simile agli asparagi. Le radici, invece, sono spesso conservate sott’olio o sott’aceto. L’impiego più frequente è però da cotto, dove può essere scelto per accompagnare arrosti o stufati o, più semplicemente, tagliato in padella o passato alla griglia. Così come già accennato, le ricette variano molto a seconda della nazione in cui viene coltivato, seguendo le tradizioni locali.

Chayote: proprietà

Chayote

Così come già accennato, il chayote è noto sin da tempi antichi per le sue proprietà nutritive e benefiche, tano da essere entrato a pieno titolo all’interno dell’universo dei rimedi naturali, soprattutto nelle località d’origine. Le peculiarità attribuite al frutto, tuttavia, non sono state ancora pienamente indagate a livello scientifico e, proprio per questa ragione, sono necessari ulteriori studi.

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Dal punto di vista nutritivo, si tratta di un alimento poco calorico, con circa 20-22 calorie per 100 grammi di prodotto. A essere interessante è però la composizione in micronutrienti, con dosi elevate di vitamine C, B5, B6, B9 e K, nonché sali minerali come potassio, magnesio, calcio, ferro e sodio. Tal caratteristiche rendono il chayote soprattutto un alimento diuretico, capace di stimolare la funzionalità dei reni e della vescica. Come conseguenza diretta di questa azione, si può avere un miglioramento della pressione sanguigna, proprio perché legata alla diuresi, inoltre pare possa avere un’azione preventiva contro l’accumulo di colesterolo. L’alto contenuto in vitamina C rafforza il sistema immunitario, agendo anche contro i radicali liberi e prevenendo l’invecchiamento cellulare.

A oggi, non sono state adeguatamente studiate le possibili controindicazioni del frutto, che appaiono tuttavia molto rare, fatta eccezione per intolleranze personali. In ogni caso, prima dell’assunzione è necessario vagliare il parere del proprio medico, per capirne l’opportunità e controllare eventuali interazioni con farmaci in corso d’assunzione o condizioni pregresse.

27 gennaio 2018
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