Anche la CGIL scende in campo per l’acqua pubblica e lo fa organizzando un convegno a Torino. Chiarissima la presa di posizione di Elena Ferro, delle segreteria regionale Piemonte:

Con le privatizzazioni, salgono le bollette e cala la buona occupazione.

L’idea di mettere le mani su un business facile, su un mercato protetto che potrebbe essere ceduto all’iniziativa privata è elevata, diffusa e strutturata. Dobbiamo interpretare le istanze di tanti cittadini che sono per il Sì come un elemento che chiede una profonda trasformazione del modello economico e sociale che è stato costruito in questo paese. Che si raggiunga il quorum e vincano i Sì rappresenta il punto di partenza per elaborare insieme a questo largo fronte di cittadini un progetto che guardi ai temi del sindacato e dei diritti delle persone con un’ottica diversa.

Dunque, anche il primo sindacato d’Italia si schiera per il SÌ il 12 e il 13 giugno. Ospite d’onore del convegno e appassionato oratore pro-referendum anche Don Ciotti:

L’acqua fa gola a chi va in cerca di profitti; più che una guerra dell’acqua, si deve, dunque, parlare di rapina dell’acqua, ma i beni comuni devono restare fuori dalle logiche di mercato.

A Berlino nel 1999 il 49% dell’acqua è stata venduta a privati con il risultato che le bollette sono cresciute del 35%, il doppio della media in Germania.

Non è un caso che in un analogo referendum anche i berlinesi abbiano deciso di tornare al servizio pubblico – e un cosa simile è successa anche a Parigi.

Intanto, Torino si dimostra ancora una volta una città attentissima al problema acqua pubblica; lo stesso neo-sindaco Piero Fassino ha confermato il suo appoggio al referendum.

26 maggio 2011
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