Adottare il CETA prima che i Parlamenti nazionali lo abbiano votato equivale a una sfiducia per la politica europea. A sostenerlo è Greenpeace, che ha commentato in maniera negativa la proposta da parte della Commissione UE di applicazione accelerata dell’accordo commerciale tra Unione Europea e Canada.

Le pressioni della Commissione UE affinché il CETA entri in vigore prima che i Parlamenti degli Stati membri abbiano votato il testo finale del provvedimento rappresentano un controsenso, ha dichiarato l’associazione, dato che lo stesso organo comunitario ha sottolineato l’importanza (per un accordo di tale portata) dell’approvazione da parte di tutte le assemblee elettive nazionali. Un’operazione che rappresenta anche una potenziale sfiducia nella politica europea stessa secondo Jennifer Morgan, direttore esecutivo di Greenpeace International:

Dato il diffuso malcontento nei confronti della politica esemplificato dalla Brexit, i nostri politici dovrebbero essere più consapevoli della crescente sfiducia dei cittadini verso accordi commerciali come il CETA e il TTIP. L’applicazione del CETA prima dell’approvazione dei Parlamenti nazionali non farebbe che aggiungere benzina sul fuoco.

Al centro del dibattito è soprattutto l’Investment Court System (ICS), una sorta di “corsia preferenziale” per gli investitori stranieri. In base a tale vincolo tali soggetti potrebbero citare in giudizio gli Stati nazionali, spiega Greenpeace: “in corti speciali, al di fuori dei nostri sistemi giudiziari”.

Come ha sottolineato invece Federica Ferrario, responsabile della campagna Agricoltura di Greenpeace Italia, la richiesta da parte dell’associazione è quella di un’opposizione dei governi nazionali ad accordi come il CETA e il TTIP:

Chiediamo ai governi dell’Unione europea di opporsi ad accordi commerciali come CETA e TTIP. Gli interessi privati delle grandi aziende non possono essere anteposti alla tutela della salute, dell’ambiente e dei diritti dei lavoratori.

6 luglio 2016
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