Il cervo del Kashmir torna a mostrarsi in tutta la sua imponenza, dopo oltre 60 anni privi di diretti contatti con l’uomo. E fra gli studiosi vi è particolare emozione: il ritorno dell’animale sarà fondamentale per avviare dei progetti, per quanto complicati, di salvataggio dall’estinzione.

L’ultimo esemplare di Moschus cupreus, questo il nome scientifico del mosco del Kashmir, è stato avvistato in Afghanistan nel 1948. Sebbene nel corso degli ultimi decenni diversi segnali ne avessero confermato la presenza sul territorio, tra cui feci e orme, nessuno studioso era mai riuscito ad avvicinarlo. Fino allo scorso 22 ottobre, quando un team della Wildlife Conservation Society (WCS) ha avuto l’onore di imbattersi in uno straordinario incontro: quello con un esemplare maschio.

Il cervo si caratterizza non solo per un corpo bruno e agile, ma anche per due singolari zanne rivolte all’esterno. Proprio a causa degli scarsi contatti con l’uomo, non è dato molto sapere delle caratteristiche biologiche di questa specie, tanto che a lungo si è discusso se considerarlo un mosco a tutti gli effetti o, in alternativa, una varietà a parte.

L’animale afgano è stato avvistato ben tre volte, ma gli incontri sono stati così fugaci tanto da non permettere ai ricercatori di scattare delle fotografie. L’esemplare preferirebbe le aree rocciose ma ricche di cespugli, soprattutto quelli di rododendro. Nonostante altri esemplari non siano stati avvistati, gli studiosi ipotizzano in libertà vi sia almeno una femmina o una piccola comunità, nella migliore delle ipotesi.

Sono ben sette le specie di cervi e di moschi tipici delle zone tra Afghanistan, India e Pakistan. E sono tutte a rischio estinzione a causa dell’azione dell’uomo: le ghiandole odorifere di cui sono dotati, infatti, sono considerate dalla medicina tradizionale un irrinunciabile rimedio di salute. Sebbene l’uccisione e la vendita sia vietata, pare esista un mercato nero con prezzi che possono facilmente superare i 20.000 dollari.

5 novembre 2014
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