I vertici della Apple ci hanno ripensato: l’annuncio di voler uscire dall’EPEAT, il sistema americano di certificazione ambientale per i prodotti tecnologici, è stato un errore. Appena qualche giorno fa, l’azienda di Cupertino aveva comunicato di voler rinunciare al marchio di qualità, che richiede il rispetto di precisi standard ambientali, soprattutto in materia di efficienza energetica e riciclabilità dei componenti.

Una scelta che ha scatenato immediate polemiche e l’annuncio da parte dell’amministrazione di San Francisco di rinunciare a qualsiasi acquisto futuro di prodotti a marchio Apple. Di qui il precipitoso dietro-front, giunto dopo sole 48 ore: i prodotti con la mela tornano ad aderire agli standard EPEAT che, oltre a garantire la sostenibilità ambientale dei prodotti, a quanto pare rappresenta uno strumento di marketing molto potente.

Lo ammette chiaramente Bob Mansfield, vicepresidente del settore hardware engineering:

Abbiamo sentito di molti rivenditori delusi e amareggiati e riconosco che si è trattato di un errore.

La notizia del ritorno agli standard green della certificazione EPEAT, tra l’altro si aggiunge al giudizio più clemente espresso da Greenpeace nei confronti della Apple per quanto riguarda il ricorso alle fonti energetiche rinnovabili. Il punteggio dell’azienda in questa speciale classifica è salito dal 15,3% dello scorso aprile al 22,6% attuale.

La scorsa primavera, nel suo report intitolato Nuvola Digitale, Greenpeace aveva indicato proprio Apple, Amazon e Microsoft come i marchi peggiori del settore IT in materia di approvvigionamento da fonti rinnovabili, ma nel giro di qualche mese il colosso di Cupertino ha migliorato la sue performance, risalendo nella classifica degli ambientalisti. Che le critiche ricevute negli ultimi mesi possano segnare l’inizio di una nuova “era verde” per la Apple?

16 luglio 2012
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