Soprattutto negli ultimi anni, sempre più consumatori hanno deciso di sposare una dieta priva di glutine. Nella maggior parte dei casi, l’eliminazione di questa sostanza lipoproteica deriva da precise necessità di salute: dalla semplice intolleranza ai più severi disturbi dovuti alla celiachia. Non manca, tuttavia, chi opta per questa rinuncia anche in assenza di precise indicazioni mediche, per ragioni invece più attinenti al controllo dello stile alimentare o la scelta di regimi alternativi.

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Data la maggiore consapevolezza dei consumatori, nonché le precise esigenze dei soggetti affetti da malattia celiaca o da intolleranze, i produttori dell’industria alimentare oggi esplicitano sulle confezioni l’eventuale presenza di glutine fra gli ingredienti usati. Eppure, per chi non fosse solito acquistare cibi confezionati o amasse dilettarsi tra ricette e passione in cucina, non sempre è semplice identificare le materie prime prive di questa sostanza, in particolare quando si ha a che fare con i cereali. Quali sono, di conseguenza, i principali cereali privi di glutine?

Riso, mais e grano saraceno: i più usati

Una dieta priva di glutine è tutt’altro che un regime di rinunce e privazioni, anche e soprattutto sul fronte dei cereali. Alcuni dei rappresentanti di questo genere, infatti, non solo non contengono tale sostanza lipoproteica, ma sono anche di uso estremamente comune.

Fra i tanti, spicca certamente il riso, probabilmente la pianta appartenente alle Graminacee più diffusa e consumata in tutto il Pianeta. Oltre alle ricette comuni, dal classico risotto fino a zuppe o ripieni, il riso è scelto come ingrediente d’elezione per la produzione di alimenti specifici per gli intolleranti al glutine: pasta, farine e molto altro. Noto per la sua alta digeribilità, questo cereale è indicato anche come toccasana per il benessere dell’intestino, poiché regolarizza il transito, riduce la formazione di gas e aiuta a limitare la sensazione di gonfiore.

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Altro cereale comunissimo, e completamente privo di glutine, è il mais. È forse il più versatile, poiché può essere consumato sia in chicchi che in derivati, dalla classica farina di mais passando per la maizena, un amido molto amato in cucina perché dalle elevate capacità addensanti. Ricco di vitamine e acido folico, il mais si caratterizza soprattutto per il buon contenuto in fibra alimentare, ideale per aiutare la regolarità dell’intestino e per ridurre i più quotidiani disturbi associati alla digestione.

Meno conosciuto, ma negli ultimi anni lentamente tornato in grande spolvero, anche il grano saraceno è uno degli ingredienti più interessanti per una dieta priva di glutine. Considerato uno pseudo-cereale, poiché dalle caratteristiche simili a questo gruppo pur non appartenendo alle Graminacee, è molto versatile: cotto può essere scelto per arricchire gustose insalate, mentre la farina è uno dei cardini di molte preparazioni tradizionali italiane, tra cui i pizzoccheri valtellinesi.

Dalla quinoa al miglio: tutte le alternative

Oltre ai cereali più famosi, vi è una lunga serie di alternative, alcune delle quali stanno riscuotendo incredibile successo fra i consumatori. Fra tutte la quinoa, uno pseudo-cereale di origine sudamericana, considerato oggi uno degli alimenti più completi esistenti in natura: dall’alto apporto nutrizionale e calorico, infatti, offre numerosi sali minerali quali magnesio, fosforo, zinco, ma anche un buon apporto di fibre e vitamine.

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Sempre da Oltreoceano, in particolare dal Centro America, giunge un’altra proposta: quella dell’amaranto. Dall’elevato apporto calorico, nonché ricco di sali minerali, è noto per il suo contenuto in proteine dall’alto valore biologico, nonché di amminoacidi essenziali. Dagli stessi luoghi proviene la manioca, un tubero dalle caratteristiche affini ai cereali, che può essere consumato cotto oppure scelto per ricavare una particolare farina, dalla consistenza e dalle applicazioni simili alla classica fecola di patate. Forse meno noti, ma comunque dalla buona distribuzione, sono invece sorgo e teff, entrambi di origine africana. Il primo è stato per secoli uno dei cereali più importanti per l’alimentazione, sia umana che animale. Il secondo, invece, sta acquisendo sempre più fama grazie al suo grande apporto in sali minerali, quali magnesio e potassio, nonché per il suo ruolo nell’aiutare l’organismo ad assimilare vitamina C.

Il miglio, infine, è uno di quei cereali che per secoli ha caratterizzato l’alimentazione del Vecchio Continente, il cui consumo si è ridotto in favore di altre proposte e oggi capace di risorgere nuovamente in cucina. Perfetto per la preparazione di farine, ha un apporto nutritivo non dissimile dal grano, senza però comportare l’assunzione di glutine.

14 gennaio 2017
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