Eni interviene per fare chiarezza sulla vicenda legata allo scandalo rifiuti che vede coinvolti alcuni suoi dipendenti presso il Centro Oli di Viggiano. L’azienda ha diffuso nelle scorse ore un comunicato stampa nel quale vengono esposte sia la propria posizione nei confronti della vicenda che i primi provvedimenti interni a tutela dei lavoratori non coinvolti nelle indagini.

La vicenda è entrata a far parte della cronaca nazionale nella giornata di ieri, quando sono state rilasciate le prime informazioni in merito alle indagini portate avanti dalla Procura di Potenza. Sottoposti a misura cautelare (arresti domiciliari) 5 tra funzionari e dipendenti del centro oli di Viggiano, per i quali i PM hanno ipotizzato il reato di “attività organizzate per il traffico e lo smaltimento illecito di rifiuti”.

Le indagini risultano tutt’ora in corso. Tra gli indagati anche Gianluca Gemelli, compagno dell’ex ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi (dimessasi nelle scorse ore dall’incarico con Renzi terrà per ora il ministero ad interim, ndr). Quest’ultima comparirebbe inoltre all’interno di alcune intercettazioni al vaglio degli inquirenti. Specificando come si tratti di un’indagine distinta da quella che vede coinvolti i propri dipendenti, Eni ha così dichiarato:

Eni prende atto dei provvedimenti adottati dall’autorità giudiziaria nell’ambito di uno dei due filoni di indagine condotti dalla Procura di Potenza sulle attività di produzione di idrocarburi in Val d’Agri. Il filone di indagine che coinvolge alcuni dipendenti Eni è relativo a tematiche ambientali legate all’attività produttiva del Centro Oli di Viggiano e ha comportato oggi l’esecuzione di misure cautelari nei confronti di alcuni dipendenti del centro e il sequestro di impianti funzionali all’attività produttiva dello stesso.

La stessa Eni conclude poi chiarendo ulteriormente la propria posizione, sottolineando i provvedimenti messi in atto a tutela dell’attività lavorativa:

Eni ha provveduto alla sospensione temporanea dei lavoratori soggetto dei provvedimenti cautelari e sta completando ulteriori verifiche interne.

Per quanto riguarda l’attività produttiva in Val d’Agri, che al momento è sospesa (75.000 barili al giorno), Eni conferma, sulla base di verifiche esterne commissionate dalla società stessa, il rispetto dei requisiti di legge e delle best practice internazionali. In tal senso Eni richiederà la disponibilità dei beni posti oggi sotto sequestro e continuerà ad interloquire con la magistratura, così come avviene da tempo sul tema, assicurando la massima cooperazione.

1 aprile 2016
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