I benefici della frutta e della verdura possono spesso essere utilizzati anche consumandone il succo. Più o meno ricco di fibre, il liquido si rivela profondamente differente a seconda del mezzo impiegato per ottenerlo, che sia una centrifuga o un estrattore di succo.

La scelta tra centrifuga ed estrattore di succo non riguarda soltanto le diverse fasce di prezzo, ma coinvolge la natura stessa del succo ottenuto. Breve accenno a margine merita invece il frullatore, il cui risultato sarà di fatto un frullato che manterrà tutte le caratteristiche del frutto impiegato (fibre comprese).

Caratteristiche e differenze

Rispetto a quanto poco sopra descritto in merito ai frullatori, le centrifughe producono un succo privo di fibre. Succo e polpa vengono collocati in contenitori differenti dopo essere stati separati sfruttando la combinazione di lama metallica e forza centrifuga.

Anche gli estrattori di succo producono un liquido privato della componente di fibre. La produzione avviene in maniera lenta e senza generare calore, con il risultato di succhi ritenuti più ricchi dal punto di vista dei nutrienti.

Gli estrattori si dividono inoltre in 3 categorie, a seconda della tipologia di coclea utilizzata per l’estrazione del succo: singola orizzontale (con filtri a singola o doppia fase); doppia orizzontale; singola verticale (con filtro a forma di cestino rotante in acciaio inox). Triplice anche la tipologia di motori a disposizione degli apparecchi, che si dividono in: motore AC a induzione (di eccezionale durata rispetto agli altri); motore DC a spazzole; motore DC senza spazzole (detto anche “Brushless”, più longevo di quello a spazzole e disponibile ad esempio sull’italiano Essenzia).

Discorso analogo per i filtri, suddivisi perlopiù in base al materiale utilizzato per realizzarne la struttura: policarbonato; tritan; ultem. Il primo ha un costo inferiore, circa 25 euro, a fronte di una qualità ridotta se confrontato con gli altri due tipi. I filtri in tritan sono di media qualità, più resistenti rispetto a quelli in policarbonato, ma non quanto quelli realizzati in ultem. Questi ultimi hanno per contro un costo più alto, pari a circa 50 euro.

Proprio l’assenza di calore generato dalla produzione mediante estrattore a freddo rappresenterebbe la prima differenza tra i due apparecchi. Alcuni studi sostengono che il calore generato durante la produzione mediante centrifuga possa rendere inattivi alcuni degli elementi contenuti nella frutta e nella verdura utilizzate. Si renderanno tuttavia necessari ulteriori studi per definire con certezza eventuali differenze nutrizionali tra i due succhi.

Ulteriore differenza tra succhi ottenuti con le centrifughe e con gli estrattori a freddo è quella relativa alle modalità di consumo: se le prime richiedono un consumo immediato, i secondi producono bevande che possono essere consumate anche dopo 2 o 3 giorni.

Potenza e prezzi

Tra le differenze evidenziate dall’analisi di estrattori di succo e centrifughe vi sono anche potenza e velocità di lavorazione: se i primi lavorano a un regime inferiore (tra i 150 e i 400 watt di potenza e una velocità compresa tra 40 e 110 giri al minuto), i valori relativi alle seconde sono compresi tra 500-1.000 watt e 6.000-18.000 giri/minuto.

Differente come accennato in avvio la fascia di prezzo in cui si collocano i due prodotti. Se centrifughe di buona qualità sono perlopiù disponibili a cifre comprese tra i 100 e i 200 euro (con punte però anche oltre i 400 euro), per un estrattore di succo di “pari grado” si potrebbe arrivare a spendere tra i 400 e gli 800 euro.

11 gennaio 2016
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