Centrali nucleari: sugli stress test Greenpeace denuncia gravi mancanze

Se qualche folle pensasse di ripetere l’11 settembre 2001, mirando magari ad una centrale nucleare europea, ci sarebbero tutte le premesse per un’autentica tragedia. Sì perché, secondo Greenpeace nessuna delle nazioni europee si è preparata adeguatamente all’eventualità di un attacco aereo ai propri impianti atomici.

Sono i risultati degli stress test voluti dopo il disastro di Fukushima ad indicare queste lacune. C’è di più: gran parte delle documentazioni richieste dall’UE ancora mancano all’appello. Se i dati dei test dovevano essere comunicati entro il 31 ottobre, ad oggi molti enti nazionali per la sicurezza nucleare latitano. Brutto segnale, conclude il comunicato di Greenpeace.

Ad ogni modo, ad allarmare maggiormente sono proprio i dati comunicati. Come argomenta giustamente Salvatore Barbera della campagna nucleare di Greenpeace:

Fukushima ci ha insegnato a pensare l’impensabile e questi test dovevano obbligare chi gestisce le centrali nucleari a fare esattamente questo. Invece di un’analisi esaustiva ci troviamo pieni di incognite: perché non ci sono piani di evacuazione per le città e i villaggi intorno alle centrali? Perché le autorità hanno disatteso le promesse di prendere in considerazione i rischi in caso di incidente a una centrale con più reattori? Perché è stato ignorato il rischio della caduta di un aereo su una centrale?

Insomma, l’Europa si trova esposta ad un rischio mortale e non sembra voler fare nulla per ridurre i rischi. Se una centrale nucleare non potrà mai essere sicura al 100%, non si vede però ragione di comportamenti così poco responsabili. Fra l’altro, nota sempre Greenpeace, solo in pochissimi paesi come la Francia i test sono stati effettuati da organismi esterni a quelli preposti al funzionamento delle centrali. Non è un caso che i dati forniti da Parigi siano tra i pochi ben strutturati e completi.

Clamoroso è il caso della Repubblica Ceca, che con sei reattori sul proprio territorio ha presentato un rapporto di sole sette pagine. Una presa in giro, se si pensa che la Slovenia, con un solo reattore, ha presentato un rapporto di 177 pagine.

Speriamo che, stando così le cose, Bruxelles si faccia sentire e imponga maggiore serietà ai propri membri. Altrimenti, dovremo concludere che gli stress test richiesti dall’UE dopo Fukushima non rappresentassero un reale impegno per la sicurezza, ma soltanto un suo tentativo impreciso e mal riuscito.

28 ottobre 2011
In questa pagina si parla di:
I vostri commenti
SM, domenica 20 gennaio 2013 alle20:49 ha scritto: rispondi »

Ma dai Greenpeace che commenta notizie sugli stress test. Un po' come chiedere all'oste quanto è buono il suo vino

Lascia un commento