L’incidente di Marcoule ieri ha messo in allarme tutta l’Europa, segno che istituzioni e società civile non sono ancora “guariti” dallo shock Fukushima. Già ieri erano circolate notizie rassicuranti sulla poca entità, almeno per quanto riguardava il rischio di rilascio radioattivo, del tutto. A mettere – speriamo – una pietra definitiva sopra la discussione ci ha pensato il governo francese.

Dunque non è successo niente – eccettuato un morto sul lavoro e dei feriti, tra cui alcuni molto gravi? Non è proprio così. Gli ambientalisti hanno fin da subito letto l’accaduto come l’ennesima dimostrazione che “un incidente è sempre possibile“. Angelo Bonelli dei Verdi ha addirittura evocato un referendum europeo:

Il nucleare è un’energia insicura e pericolosa che mette a rischio la salute e il futuro delle popolazioni che vivono intorno alle centrali: è necessario avviare una battaglia per bandire il nucleare dall’Europa con un grande referendum europeo

In Europa, in effetti esistono al momento qualcosa come 143 reattori nucleari in funzione e molti altri in fase di smantellamento, ovvero comunque a rischio potenziale di incidente. Fra queste centrali nucleari, molte hanno tecnologie vecchie e considerate intrinsecamente poco sicure persino per gli standard dei pro-nucleristi dei nostri tempi – anche se il Forum nucleare, a dir la verità, fino a pochi mesi prima di Fukushima irrideva la possibilità di una nuova Chernobyl.

centrali nucleari in europa

Le centrali nucleari presenti in Europa

In un’intervista del 14 aprile scorso, in piena campagna referendaria, Giuseppe Onufrio, fisico, ex ricercatore dell’Enea e direttore di Greenpeace, contava qualcosa come 87 reattori in Europa costruiti con standard di sicurezza non più validi. Si va da centrali identiche a quella di Chernobyl – sono attivi ben 14 reattori di questo tipo fra Russia, Ucraina e Lettonia – a quelle prive del doppio guscio protettivo; passando per tecnologie poco sicure come i modelli Candu (solo due in Europa) e centrali semplicemente troppo vecchie.

Fra questi reattori, alcuni sono presenti anche a ridosso dei confini italiani. In Svizzera, ad esempio, sono presenti ben 5 reattori, nessuno dei quali proprio di ultima generazione. Se la “nuova” centrale di Leibstadt è stata finita nel 1984 (ma iniziata a costruire 10 anni prima), il primo reattore di Beznau fu inaugurato nel 1969, 42 anni fa. Altra fonte di paura per l’Italia può essere considerata la centrale di Krško, in Slovenia (anche se più vicina alla Croazia che non all’Italia), il cui ultimo “incidente” risale al 2008.

Inutile, poi, fare un elenco delle centrali nucleari francesi, il cui exploit nel settore è strettamente collegato con la passata politica militare e al desiderio di possedere un armamentario di atomico di primo piano. Si ricordino soltanto le due fusioni di reattore avvenuti a Saint-Laurent, sulla Loira (nel 1969 e nel 1980).

E se un incidente è sempre possibile, in certi casi sembra che il rischio sia storicamente provato come reale e statisticamente rilevante. Inoltre, ciò che è accaduto ieri Marcoule mostra come anche le operazioni di riduzione e smaltimento non possono essere considerate sicure al 100%. Stavolta il forno era addetto alla distruzione di scorie a bassa radioattività. Possiamo solo sperare che si continui a essere così “fortunati”.

13 settembre 2011
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