Si parla sempre di più della necessità di un’economia “low carbon” che permetta non solo di ridurre l’inquinamento provocato dalla combustione delle fonti fossili, e del carbone in particolare, ma anche di ridurre le emissioni di CO2, così importanti per non superare la fantomatica soglia di +2 gradi prospettata dall’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), come unica soluzione per scongiurare cambiamenti climatici che potrebbero avere effetti devastanti. Nella situazione politica attuale sarebbe inoltre, una via di uscita dai legami che tengono al cappio molti paesi, a causa di altri, in cui la situazione politica è sempre più instabile e pericolosa.

L’UE ha confermato in marzo il suo impegno verso la riduzione dei gas serra del 40% entro il 2030 (Pacchetto Clima Energia 2030), ma non sembra in realtà pronta a una vera conversione sistemica verso energie pulite.

Lo conferma uno studio del WWF, appena uscito, che ha come titolo “Europe’s dirty 30“, una vera e propria classifica delle 30 centrali a carbone d’Europa, più inquinanti, in termini di emissioni di CO2. I valori sono quelli riferiti dagli Stati Membri secondo l’EU Emissions Trading Scheme (EU UTS). Lo studio è stato realizzato in collaborazione con il Climate Action Network (CAN), Health and Environment Alliance (HEAL), European Environmental Bureau (EEB) e il Climate Alliance Germany.

Ne esce un quadro che contrasta fortemente con gli obbiettivi europei per il 2030. Nella top 30, vincono Germania e UK a pari merito, con la presenza di 9 centrali, segue la Polonia con 4, quindi Italia e Grecia con 2 e infine Estonia, Paesi Bassi, Spagna e Portogallo con 1 ciascuno. La più inquinate in assoluto si trova in Polonia, a Bełchatów e appartiene alla PGE. Facile intuire che ai primi posti ci sono tutte centrali a lignite, la forma più “sporca” di carbone. In Italia i due impianti che rientrano nella classifica sono entrambi proprietà dell’Enel, e sono quelli di Brindisi Sud e Torrevaldaliga (RM).

È interessante notare come proprio i governi di Germania e Regno Unito abbiano negli ultimi anni imposto stretti limiti per la riduzione dei gas a effetto serra e si siano impegnati per l’implementazione delle energie rinnovabili. E in effetti i due paesi hanno raggiunto notevoli risultati da questo punto di vista. Ciononostante la Germania usa più carbone per generare elettricità rispetto a qualsiasi altro Paese dell’UE, mentre il Regno Unito arriva terzo in assoluto per il consumo di carbone dopo la Polonia.

Globalmente, si afferma nello studio, «il problema è il potenziamento delle centrali già esistenti, più che l’aumento del numero delle centrali stesse». Questo settore energetico produce il 40% di tutta l’energia prodotta globalmente, ed è responsabile del 70% delle emissioni dovute alla produzione energetica. Ciò è dovuto al fatto che non sono sistemi di produzione di grande efficienza, basti pensare che nel Regno Unito l’efficienza di conversione da carbone ad energia elettrica si attesta al 36%.

Il carbone è una delle fonti fossili più inquinanti, a causa delle emissioni di SOx, NOx, PM2.5, PM10 e metalli pesanti come mercurio e arsenico che causano problemi respiratori e cancro, come si cerca di dimostrare anche nel recente dossier “L’impatto sanitario del carbone” realizzato sempre da WWF Italia, Ordine dei Medici della Provincia di Savona e Associazione Medici per l’Ambiente ISDE.

L’unica soluzione sembra un netto cambio di tendenza. Secondo gli scenari climatici dell’International Energy Agency (IEA), la quota di carbone per la produzione di energia elettrica dovrebbe passare dal 26% del 2011, ad un massimo del 4% nel 2035. Nello studio si propone la vera e propria chiusura delle centrali incriminate, richiamando l’UE a bloccare gli investimenti pubblici nei confronti di questo comparto, a investire invece in tecnologia e innovazione nel settore delle rinnovabili e a incentivare la trasformazione delle miniere esistenti. Si pone inoltre l’attenzione alla normativa europea, solo se sarà più stringente e gli obbiettivi saranno davvero ambiziosi si potranno rispettare i limiti prestabiliti e andare oltre, solo iniziando da subito sarà possibile gestire l’emergenza climatica.

23 luglio 2014
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I vostri commenti
Gian, venerdì 8 gennaio 2016 alle9:37 ha scritto: rispondi »

Salve, per la Redazione, ci sono aggiornamenti sul tema? Ho sentito di un DDL del 30/12 u.s.che autorizzerebbe le centrali in Italia a continuare la produzione...

piercamillo, giovedì 16 ottobre 2014 alle15:41 ha scritto: rispondi »

STAİ A VEDERE CHE ALLA FİNE İL NUCLEARE DEL NOSTRO FERMİ RİSULTERA ESSERE LA FONTE MENO İNQUİNANTE DOPO LA FOTOSİNTESİ VEGETALE, UOMO MEDİTA SUİ TUOİ İNNUMEREVOLİ ERROR.VOLUTİ,,?

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