Via libera alla discussa riconversione a carbone della centrale Enel di Porto Tolle. Dopo cinque sedute a vuoto del Consiglio regionale veneto, e solo con l’intervento diretto del governatore Luca Zaia, infatti, è stata alla fine modificata la legge istitutiva del Parco del Delta del Po, un passaggio indispensabile per l’avvio dei lavori.

Ad essere modificato è stato il comma 1 dell’articolo 30 della legge istitutiva, che prevedeva che gli impianti di produzione di energia elettrica nel territorio del parco fossero alimentati esclusivamente a gas metano o con fonti di pari o minore impatto ambientale. Grazie all’inserimento di un nuovo comma, introdotto con i voti di Lega, Pdl, Udc e Gruppo misto, la regola non varrà più “nel caso di impianti di produzione di energia elettrica alimentati a olio combustibile superiore a 300 mw termici già esistenti alla data di entrata in vigore della legge istitutiva del Parco”.

Una scappatoia pensata appositamente per la centrale termoelettrica di proprietà di Enel, che attualmente funziona solo in casi di emergenza, nei quali viene alimentata appunto con olio combustibile. La decisione del Consiglio regionale dovrebbe a questo punto vanificare la sentenza del Consiglio di stato di qualche mese fa, che aveva accolto il ricorso presentato da una serie di associazioni ambientaliste, amministratori locali e privati cittadini contro la Valutazione di Impatto Ambientale concessa nel 2009.

La modifica della legge istitutiva del Parco del Delta è stata accolta con soddisfazione dai lavoratori della centrale, al centro di un piano industriale di Enel che prevede oltre 16 milioni di ore di lavoro, con 1.600 persone impiegate per 72 mesi e conterà mille posti di lavoro permanenti quando la “nuova” centrale a carbone andrà a regime.

Di opposto avviso gli ambientalisti, che hanno avversato da sempre il progetto di riconversione al carbone. Alcuni attivisti di Greenpeace, in particolare, hanno tentato di raggiungere la sede del Consiglio, ma sono stati bloccati dalle forze dell’ordine appena giunti a Venezia. La scorsa settimana, gli stessi ambientalisti erano stati protagonisti di un blitz a Palazzo Ferro Fini con sacchi di carbone, finte ciminiere e striscioni di protesta.

27 luglio 2011
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