Centrale di Porto Tolle: ex vertici Enel condannati per disastro ambientale

Il Tribunale di Rovigo ha condannato Franco Tatò e Paolo Scaroni a tre anni di reclusione e 5 anni di interdizione dai pubblici uffici per il disastro ambientale procurato dalla centrale termoelettrica di Porto Tolle. Assolti invece gli altri 7 imputati, tra cui l’attuale AD dell’Enel Fulvio Conti, per “mancanza di elemento soggettivo”.

Gli ex amministratori delegati dell’Enel, secondo la sentenza emessa dal giudice Cristina Angeletti, non avrebbero messo in campo le misure adeguate a proteggere la popolazione dalle emissioni nocive della centrale. Una grave omissione che avrebbe causato un incremento delle malattie respiratorie nei bambini che vivevano nei comuni limitrofi. Secondo un rapporto dell’ISPRA, il danno ambientale della centrale di Porto Tolle ammonterebbe a ben 3,6 miliardi. La centrale si trova infatti nel bel mezzo del Delta del Po, un’area naturalistica di particolare pregio con un ecosistema fragile.

I due manager dovranno ora corrispondere la somma complessiva di 410 mila euro alle parti lese: 100 mila euro al Ministero della Sanità, 50.000 euro al Ministero dell’Ambiente, 210 mila euro complessive al Comune di Porto Tolle, al Comune di Rosolina e alla Provincia di Rovigo, 20.000 euro a Legambiente, e 30.000 euro complessive alle associazioni ambientaliste, divise tra WWF, Greenpeace e Italia Nostra.

Paolo Scaroni, amministratore delegato dell’Enel dal 2002 al 2005, si dichiara estraneo alla vicenda e ha già annunciato di voler ricorrere in appello contro una sentenza che definisce ingiusta. Franco Tatò va oltre, definendo la sentenza assurda e sostenendo che all’epoca dei fatti, 15 anni fa, i gestori della centrale avrebbero agito nel rispetto delle norme vigenti.

Legambiente, Greenpeace e WWF Italia esprimono la loro soddisfazione per la sentenza e auspicano che Enel abbandoni il progetto di riconversione a carbone della centrale di Porto Tolle, più volte bocciato. Come sottolineano in una nota congiunta le associazioni ambientaliste:

La volontà di trasformarlo per poterlo alimentare con la fonte energetica più inquinante e dannosa per il clima, il carbone appunto, è sbagliata: non risponde ad alcuna necessità energetica del Paese, non ha fondamento in termini di strategia industriale e consegnerebbe il Polesine a un modello di sviluppo già dimostratosi perdente e dannoso.

Prime reazioni alla sentenza anche dal mondo politico. Il premier Matteo Renzi ha così commentato il verdetto:

Le sentenze si rispettano. Per le prossime nomine di Enel, Eni, Terna, Poste Italiane, il governo darà nei prossimi giorni le linee di indirizzo sulla base delle quali saranno effettuate le nomine.

1 aprile 2014
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