Prima di diventare un museo che testimonierà alle future generazioni la fine dell’era dei fossili la centrale a carbone di Genova gestita dall’Enel sarà chiamata a compiere un ultimo sforzo. A causa del fermo nucleare francese la società elettrica è stata costretta a una riapertura straordinaria della centrale di Sampierdarena, storico impianto attivo dal lontano 1952 che aveva chiuso i battenti ad agosto del 2016. A partire dal 13 agosto scorso nel porto di Genova non erano più arrivate navi cariche di carbone e i gestori avevano chiuso i cancelli dello stabilimento.

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La decisione di riaprire l’impianto è stata maturata dall’ENEL per far fronte alla carenza d’energia elettrica dovuta al blocco della produzione in ben 21 dei 58 impianti nucleari attivi in Francia. Il fermo temporaneo è stato disposto dalle autorità nazionali per motivi di sicurezza dopo la scoperta di alcune gravi anomalie nel rivestimento di cemento del nuovo reattore di Flamanville, in Normandia. Gli enti di vigilanza intendono vederci chiaro per escludere la presenza di difetti nelle centrali già operative e scongiurare il rischio di disastrosi incidenti.

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La centrale a carbone di Genova dovrà così sopperire ai cali della fornitura proveniente da Oltralpe riprendendo la produzione e richiamando gli operai al loro posto per qualche settimana. Secondo le prime informazioni trapelate l’attività dovrebbe essere nuovamente sospesa nel giro di qualche mese.

La crisi nucleare francese avrà ulteriori conseguenze sul sistema elettrico italiano perché arriva proprio nei mesi più freddi dell’anno quando i consumi sono alle stelle. Per effetto dell’aumento della domanda di elettricità importata in Francia le bollette elettriche degli utenti italiani nelle prossime settimane subiranno nuovi rincari, che andranno a sommarsi all’aumento dello 0,9% già registrato a inizio gennaio.

Il PUN dai 45 euro per megawattora di ottobre è salito di 10-15 euro, fino a sfiorare i 70 euro nei giorni con una produzione rinnovabile bassa. In soli 4 mesi l’Italia secondo le stime dovrà sostenere costi extra del valore di 1,5 miliardi di euro.

L’Enel è stata invitata dal MiSE a rallentare il processo di riconversione di altre centrali a carbone in dismissione e riconversione. L’obiettivo della misura è evitare che il gestore delle reti elettriche Terna si trovi a dover affrontare dei black-out.

12 gennaio 2017
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