I danni congiunti di cementificazione e cambiamenti climatici sono sotto gli occhi di tutti, purtroppo quasi ogni giorno. Si tratta di una confluenza di cause davvero drammatica, che costa in danni il triplo di quello che si spende in prevenzione: 22 miliardi spesi dopo frane e alluvioni contro gli 8,4 investiti in politiche di prevenzione. Lo dicono i dati esposti alla Conferenza nazionale sul rischio idrogeologico, analizzati poi da Coldiretti.

È infatti un allarme quello che l’Organizzazione lancia: la cementificazione sta mangiando le nostre campagne. In 20 anni il 15% di suolo naturale è stato trasformato in superficie edificata, 2,15 milioni di ettari persi. Riporta Coldiretti:

480 metri quadrati al minuto di territorio sono stati coperti ininterrottamente con asfalto e cemento, edifici e capannoni, servizi e strade con la conseguente perdita di aree aperte naturali o agricole capaci di assorbire l’acqua in eccesso

Il tasso con cui aumenta la cementificazione cresce ogni anno, come rivela il Rapporto dell’ISPRA sul “Consumo di suolo in Italia”. Tutto questo comporta un elevato rischio per 5 milioni di persone, solo nel nostro Paese, che vivono in aree considerate ad alto rischio idrogeologico.

Tutte queste colate di cemento contribuiscono però anche al surriscaldamento del clima, alla perdita di biodiversità e non ultima alla diminuzione della capacità di depurarsi delle acque, che non essendo filtrate dal suolo, ma scorrendo superficialmente, portano con sé un più elevato carico solido e un maggior quantitativo di sostanze inquinanti.

Tutto questo va a toccare l’impostazione economica che il nostro Paese ha avuto fino a poco tempo fa: parallelamente alla cementificazione sono state 1,2 milioni, negli ultimi due decenni, le aziende agricole che hanno chiuso, sostituite da un modello di sviluppo sbagliato perché staccato dalle nostre tradizioni e dalle esigenze dei nostri territori. Coldiretti infatti conclude:

Per proteggere il territorio e i cittadini che vi vivono, l’Italia deve difendere il proprio patrimonio agricolo e la propria disponibilità di terra fertile dalla cementificazione nelle città e dall’abbandono nelle aree marginali con un adeguato riconoscimento del ruolo, economico, ambientale e sociale dell’attività agricola.

18 novembre 2014
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I vostri commenti
Silvano Ghezzo, mercoledì 19 novembre 2014 alle0:20 ha scritto: rispondi »

Italia, paese troppo geologicamente fragile per la troppa popolazione che ci gravita, questa purtroppo è la triste realtà.

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