Sulla possibilità che i cellulari possano essere dannosi per la salute si discute da tempo, sebbene al momento non vi sia un preciso accordo in ambito scientifico. Per tentare di fornire alcune risposte sulla problematica, la sezione piemontese dell’ARPA ha pubblicato un report intitolato “L’esposizione umana alle radiazioni elettromagnetiche emesse dai telefoni mobili”. Come già noto, i più esposti sarebbero i bambini, mentre il ricorso all’auricolare sarebbe effettivo per ridurre al minimo i rischi.

L’Agenzia Regionale per l’Ambiente del Piemonte ha parlato ieri, in occasione di una conferenza stampa organizzata dal Comitato Regionale per le Comunicazione (CoReCom), degli effetti dell’esposizione elettromagnetica alle reti 2G e 3G, quelle normalmente in uso dai classici telefoni cellulari ma anche dai ben più moderni smartphone. Per capire quali rischi comporti tale esposizione, l’ARPA ha sviluppato un proprio sistema di misurazione ad hoc, che tiene conto di diversi fattori per determinare la potenza di trasmissione e le possibilità di assorbimento da parte dell’organismo. Così spiega Angelo Robotto, Direttore Generale dell’agenzia piemontese:

L’esposizione umana ai campi elettromagnetici a radiofrequenza è determinata da una molteplicità di sorgenti e il telefono cellulare ne rappresenta una tra le più significative. Per valutare l’esposizione alle radiazioni emesse dai telefonini, Arpa Piemonte ha messo a punto un sistema di misura ad hoc per rilevare la potenza in trasmissione. Tale approccio sperimentale risulta unico nel panorama scientifico internazionale, in quanto nelle altre poche indagini pubblicate la potenza trasmessa era determinata per mezzo di specifici software.

I risultati confermano quanto ipotizzato fino a oggi, ma mostrano anche delle evoluzioni positive della tecnologia che permetteranno, soprattutto in futuro, di minimizzare il rischio. Ad esempio, le moderne reti 3G e 4G comportano un’esposizione di 10 volte più bassa rispetto alle vecchie 2G. Inoltre, maggiore è il livello di segnale ricevuto, minore sono gli effetti diretti: questo perché la potenza richiesta dal device e dalla stazione ricevente per comunicare è ridotta, data la perfetta copertura.

Senza troppe sorprese, poi, si certifica come il consueto consiglio di utilizzare vivavoce e auricolari sia perfettamente valido per abbattere ogni conseguenza. Basta infatti allontanare il device fino a 30 centimetri dall’orecchio per ridurre del 90% l’intensità di esposizione. Sull’effettiva dannosità, tuttavia, anche l’ARPA sottolinea come il dibattito sia tutt’ora in corso: nel 2011 la IARC, l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, ha inserito i campi elettromagnetici a radiofrequenza fra le fonti “possibilmente cancerogene”, dove il rischio si manifesterebbe nell’aumento di glioma e neuroma al nervo acustico fra gli utilizzatori più instancabili. Anche in questo caso, però, le evidenze attuali sono limitate e servirà del tempo prima di capirne la reale portata. Nel frattempo, l’universo tecnologico sembra già orientarsi verso sistemi di trasmissione e dispositivi più sicuri, in un’ottica cautelativa di precauzione. In particolare, si consiglia di prestare la massima attenzione con i bambini, poiché possono essere soggetti al 150% in più delle radiazioni normalmente assorbite dagli adulti.

Oltre al report, è stata anche presentata una comoda applicazione per dispositivi Android: chiamata SarPaper, permette di monitorare le proprie abitudini al telefono per poi inviarne i dati a un server remoto, così da comprenderne effetti e conseguenze, da raccogliere anche per futuri studi campione di tipo epidemiologico.

13 giugno 2014
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