A migliorare l’efficienza delle celle solari potrebbe presto concorrere il nuovo emettitore termico resistente al calore appena messo a punto dai ricercatori di tre diverse università americane: la Stanford University, la University of Illinois-Urbana Champaign e la North Carolina State University.

Il prototipo realizzato dagli scienziati è in grado di convertire il calore del Sole in luce infrarossa, che può che essere assorbita dalle celle solari per produrre elettricità.

Si tratta di una tecnologia già esistente, nota come termofotovoltaico, ma a differenza degli emettitori precedenti, che cadevano a pezzi a temperature inferiori a 1.200 gradi Celsius, il nuovo dispositivo rimane stabile fino a 1.400 gradi. Ha dichiarato Shanhui Fan, uno degli autori della ricerca:

Si tratta di una performance record in termini di stabilità termica e di un importante passo avanti nel campo della termo-fotovoltaica.

Normalmente, una cella solare è dotata di un semiconduttore di silicio che assorbe la luce solare diretta e la trasforma in energia elettrica. Con questo sistema, però, la maggior parte della luce visibile viene “dissipata sotto forma di calore”, dal momento che il silicio risponde solo a determinate lunghezze d’onda.

I dispositivi termo-fotovoltaici sono progettati per superare questa limitazione. Invece di inviare direttamente la luce alla cella solare sono provvisti di un componente intermedio formato da un assorbitore, che si riscalda per effetto dei raggi solari, e di un emettitore, che converte il calore così generato in luce infrarossa. Sono poi queste onde ad essere indirizzate verso la cella solare. Ha aggiunto Fan:

Essenzialmente, adattiamo la luce a lunghezze d’onda più corte, che sono l’ideale per una cella solare. Questo innalza l’efficienza teorica della cella al 80%, un dato abbastanza notevole.

Dalla teoria alla pratica, tuttavia, le cose cambiano significativamente, soprattutto a causa della instabilità termica dei componenti intermedi finora esistenti. Questo prima che i ricercatori USA rivestissero i “vecchi” emettitori in tungsteno con un nanostrato di un materiale ceramico chiamato biossido di afnio. Una modifica che potrebbe aprire nuovi orizzonti alla tecnologia termo-fotovoltaica.

17 ottobre 2013
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I vostri commenti
BERTELLI MARCO, venerdì 18 ottobre 2013 alle22:02 ha scritto: rispondi »

Egregio Sig. Mauri sono in procinto di realizzare una nuova serie di moduli fotovoltaici superproduttivi che utilizzano varie nuove tecnologie; già adesso con il mio sistema innovativo sono in grado di produrre in Italia da 3.300 a 4.400 KWh per KWp installato, a seconda delle località. Mi interesserebbe parlarle per capire se si può collaborare circa il suo dispositivo che recupera energia dai pannelli basati su celle cristalline che sono quelle che uso io. Se vuole chiamarmi il mio cell. è : 348-6947501 Cordiali saluti Marco Bertelli. Carpi , Modena.

Mauri, giovedì 17 ottobre 2013 alle14:44 ha scritto: rispondi »

Salve la mia ricerca che da oltre 15 anni ha fatto scaturire CRESO, un recupero di energia che la totalità degli impianti con pannelli fotovoltaici rigettano nell'ambiente. Il recupero stimato è superiore al 60% , di quel 80%, che i pannelli fotovoltaci al silicio mono-poly-amorfi non trasformano in elettrica elettrica. A presto!

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