Sino ad ora uno dei problemi derivanti dalla produzione delle celle fotovoltaiche era rappresentato dall’utilizzo del silicio, minerale sempre più raro e di difficile reperimento, con conseguenze dirette sul costo dei pannelli solari e rischi sulla futura, oltre che auspicabile, diffusione di una forma di approvvigionamento energetico sicuro, illimitato e pulito.

Una prima soluzione è arrivata da Honda che, con il suo Thin Film Solar Cell, è riuscita a sostituire il silicio con una combinazione composta da rame, gallio, selenio e indio (CIGS), abbattendo del 50% il dispendio energetico nella produzione, dimezzando quindi le emissioni di CO2 derivanti dal processo produttivo.

Il Thin Film Solar Cell non rappresenta in assoluto una novità in quanto l’annuncio del brevetto è del 2005, ma già da quest’anno si è assistito ad un incremento esponenziale nell’utilizzo della nuova generazione di celle fotovoltaiche che, dall’attuale 10%, dovrebbero raddoppiare la loro quota di mercato entro la fine di questo decennio. Il settore fotovoltaico ha superato già da tempo l’industria dei semi-conduttori nell’utilizzo del silicio, rendendo imprescindibile la ricerca di nuovi materiali in sostituzione.

Per il futuro sono allo studio ulteriori materiali per aumentare la resa energetica dei pannelli solari e per l’abbattimento dei suoi costi di produzione. Plastica e tinture organiche potrebbero presto rappresentare i nuovi conduttori di energia. E intanto già si comincia a parlare di bolla solare, l’indotto rappresentato dalla produzione dei pannelli solari sta crescendo in maniera esponenziale e la ricerca nel settore è a dir poco frenetica.

Industrie con la Nanosolar sono protagoniste di crescite vertiginose e ingenti investimenti che aprono prospettive incoraggianti non solo per l’ambiente, ma anche per l’economia e i fattori occupazionali.

17 settembre 2008
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