Celle a combustibile efficienti ed economiche dal CNR

I costi delle celle a combustibile potrebbero ridursi, mentre l’efficienza potrebbe aumentare, grazie a una scoperta fatta dai ricercatori dell’Università di Padova e dell’Istituto di Scienze e Tecnologie Molecolari (ISTM) del CNR. Lo studio dei due istituti ha a che fare principalmente con i catalizzatori, uno degli elementi più importanti nelle fuel cell.

Di solito le pile a combustibile si basano su una membrana a scambio protonico con un catalizzatore di platino o di qualche altro metallo nobile e costoso. I ricercatori italiani, invece, stanno lavorando su celle con catalizzatori alternativi: le ftalocianine di ferro, che sono molecole molto simili ai catalizzatori naturali dei processi di respirazione e fotosintesi.

Lo studio, pubblicato su “Nature Materials“, analizza a fondo il comportamento di queste ftalocianine mostrandone il funzionamento. Spiega il professor Mauro Sambi, che ha guidato il team di ricercatori:

Siamo riusciti, attraverso analisi con un particolare microscopio che consente di vedere i singoli atomi a determinare come funzionano i catalizzatori, osservando in tempo reale le molecole ‘al lavoro’ mentre promuovono la reazione che coinvolge l’ossigeno.

Abbiamo anche dimostrato che l’efficienza catalitica della singola molecola dipende in maniera sensibilissima ma pienamente compresa e riproducibile dalla sua posizione sul supporto solido sul quale essa risiede.

I ricercatori sono anche riusciti a collocare singole molecole di catalizzatore in una ben precisa posizione. In questo modo è possibile, in un certo senso, accendere o spegnere solo parte del catalizzatore aumentandone l’efficienza.

L’abbandono del platino, poi, permette di abbattere i costi delle celle a combustibile e di superare uno dei problemi principali che affliggono le auto elettriche alimentate con pile a idrogeno: l’usura del catalizzatore. Il funzionamento intermittente della cella in una situazione di normale traffico cittadino, infatti, pregiudica il rendimento dei catalizzatori al platino e, di conseguenza, della cella nel suo complesso.

Un catalizzatore che non contiene platino e che, per di più, può essere attivato o disattivato all’occorrenza in ogni sua parte, aiuta a superare i problemi fino a oggi riscontrati abbinando le auto elettriche alle batterie a combustibile.

23 ottobre 2012
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I vostri commenti
Danilo Freiles, mercoledì 24 ottobre 2012 alle10:06 ha scritto: rispondi »

Spero lo brevettino presto, così i produttori ci faranno pagare i costi del brevetto.

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