Il cavolfiore è l’infiorescenza bianca a forma di sfera della Brassica oleracea, della varietà Botrytis: le altre note varietà della stessa pianta sono il cavolo broccolo o cavolo romanesco, il cavolo cappuccio,il cavolo nero o cavolo toscano, il cavolo rapa, il cavolo verza e i cavoletti di Bruxelles.

La Brassica oleracea appartiene alla famiglia delle Brassicacee o Crucifere, come la pianta della senape, del ravanello e della rucola. Il cavolfiore è un ortaggio presente tutto l’anno sui banchi dei nostri mercati e nei supermercati della grande distribuzione: questo accade soprattutto per il fatto che vengono coltivate sottovarietà di Brassica oleracea, che maturano in stagioni diverse. Le precoci danno infiorescenze pronte per la raccolta già nei primi giorni di ottobre, mentre le varietà a maturazione tardiva vengono raccolte fino alla fine del mese di maggio.

Questo ortaggio è originario dell’Europa, tuttavia la sua coltivazione è ormai diffusa in tutto il mondo. I maggiori produttori di cavolfiori al mondo sono la Cina e l’India, il terzo e quarto posto spettano poi a due Paesi europei, la Francia e l’Italia rispettivamente. In Italia le regioni in cui la coltivazione del cavolfiore è più diffusa sono la Sicilia, la Campania, il Lazio e la Puglia.

Vediamo quali sono le caratteristiche nutrizionali del cavolfiore e come cuocerlo per conservare al meglio le qualità benefiche.

Caratteristiche nutrizionali

Il cavolfiore è un ortaggio poco calorico: una porzione da 100 g apporta solo 25 kcal. Un apporto energetico così limitato è giustificato dall’abbondante contenuto di acqua: il 90% circa del peso è costituito appunto da acqua.

In merito al contenuto in macronutrienti, il cavolfiore è una discreta fonte di proteine vegetali e carboidrati, il 3.2% ed il 2.8% rispettivamente. Del tutto trascurabile è l’apporto di grassi: 100 g di cavolfiore contengono solo 0.2 g di grassi. Ottimo il contenuto di fibra alimentare: il 2.4% del peso.

Consumato fresco e crudo, il cavolfiore è anche un’ottima fonte di vitamina C: questo micronutriente infatti è piuttosto sensibile alla cottura e comincia a degradarsi anche nel periodo di conservazione dopo la raccolta dell’ortaggio. Cotto o crudo, invece, il cavolfiore rimane una buona fonte di vitamina A.

Tra i sali minerali il più abbondante è il potassio, tuttavia il cavolfiore si può considerare anche una discreta fonte di fosforo e calcio.

Qualità benefiche

Da tempo sono note le qualità benefiche del cavolfiore:

  • la buona concentrazione di potassio a fronte di una minima presenza di sodio fa sì che abbia naturali proprietà diuretiche;
  • recenti ricerche scientifiche hanno dimostrato che il consumo di cavolfiore aiuta a prevenire il cancro al colon, grazie alla buona concentrazione di sulforafano, un noto antiossidante;
  • infine l’indolo 3 carbinolo, un altro dei micronutrienti del cavolfiore, ha dimostrato di essere efficace nella riduzione del rischio di sviluppare il tumore al seno.

Come consumare il cavolfiore

Il cavolfiore, come tutti gli ortaggi che possono essere consumati crudi, dovrebbe essere servito e consumato il più possibile in insalata: le rosette tagliate in fettine sottili possono essere condite con un po’ d’olio extravergine di oliva, del succo di limone o aceto di mele.

In alternativa è preferibile cuocere il cavolfiore al vapore anziché bollirlo: i sali minerali e le fibre solubili durante la lessatura si sciolgono e dunque disperdono nell’acqua dopo cottura.

14 gennaio 2016
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