Il cavolfiore, detto anche cavolo bianco, è un ortaggio molto diffuso e apprezzato in cucina: viene consumato come contorno, condito, gratinato con formaggi o besciamella, quindi più frequentemente lessato. Ben disponibile durante l’autunno e la primavera, come coltivarlo nel proprio giardino?

Prima di iniziare la trattazione, va specificato come del cavolfiore esistano diverse varietà, normalmente classificate in base al periodo di maturazione e raccolta. In linea generale le precocissime sono tipiche di ottobre, le precoci da novembre a dicembre, le invernali da gennaio a febbraio e, infine, le tardive fino anche ai primi giorni di giugno. Inoltre, data l’estensione dell’ortaggio durante la fase di crescita, il cavolfiore non è normalmente una verdura adatta alla coltivazione in vaso.

Cosa sapere prima di coltivare il cavolfiore

La Brassica oleracea var. botrytis, questo il nome botanico del cavolfiore, è una varietà di Brassica oleracea. Coltivata da diversi secoli in Italia, la pianta si caratterizza per radici non eccessivamente profonde, quindi per un fusto dai 15 ai 50 centimetri d’altezza. Le foglie, estese e di colore verde intenso, lasciano spazio all’inflorescenza centrale, la parte normalmente scelta per il consumo. Questa viene chiamata cespo o capolino, ma anche palla o corimbo, ed è costituita da ramificazioni spesso con carattere geometrico. L’ortaggio produce comunque un fiore, di colore giallo, simile a quello delle altre crucifere.

Il cavolfiore richiede un clima fresco, non superiore a una ventina di gradi, per poter crescere rigoglioso. Temperature troppo elevate potrebbero portare a un rapido deterioramento della parte commestibile, mentre gelate improvvise o climi rigidi potrebbero inibire lo sviluppo naturale della pianta, soprattutto se ai primi stadi di sviluppo. L’esposizione è normalmente solare, soprattutto per le coltivazioni autunnali e invernali, mentre in primavera e in tarda primavera è consigliato prevedere dei ripari nelle ore più calde della giornata, nonché reti antigrandine e altri strumenti contro le intemperie.

Il terreno preferito è quello a medio impasto, preferibilmente mescolato a ghiaia, torba, argilla e sabbia. Inoltre, il terriccio dovrà essere altamente drenante, per evitare i dannosi ristagni d’acqua. Prima della coltivazione, poi, è bene concimare l’area di destinazione sia con fertilizzanti organici che con compost, dopodiché è utile una profonda zappatura per consentire alle sostanze nutritive di distribuirsi uniformemente nel terreno.

La richiesta d’acqua varia a seconda del periodo di coltivazione: nei mesi più freddi, possono essere sufficienti i normali fenomeni atmosferici, mentre al crescere della temperatura si dovrà provvedere a un’annaffiatura con una certa frequenza. L’operazione, soprattutto per le varietà tardo-primaverili, dovrebbe essere eseguita di mattina o di sera, per evitare la rapida evaporazione nelle ore più torride della giornata.

Coltivazione in orto

Come già accennato, il cavolfiore è una varietà eccellente per la coltivazione in orto, mentre quella in vaso non è normalmente sconsigliata. Questo perché, essendo il singolo esemplare decisamente esteso, anche in contenitori di grandi dimensioni non si avrebbe la possibilità di giungere a un raccolto sufficiente ai propri fabbisogni. Questo non esclude, tuttavia, che il ricorso ai vasi non possa avvenire per specifiche esigenze personali.

In ogni caso, la predisposizione del terreno è particolarmente importante. Dopo aver arricchito l’area di destinazione con ghiaia, torba, sabbia, argilla e concimi quale il compost, utile è effettuare una zappatura profonda. Inoltre, qualora vi fosse la possibilità, può essere utile recuperare terreni precedentemente sfruttati per la coltivazione di ortaggi noti per arricchire il terreno.

La semina avviene normalmente in semenzaio, per una messa in dimora in giardino quando la pianta sarà sufficiente forte a resistere ai climi come quello autunnale o invernale, ma anche ai primi tepori primaverili. I semi vanno inseriti in buche di circa due centimetri, quindi ricoperti con uno strato morbido di terreno lievemente inumidito. Già dopo una settimana compariranno i germogli, ma per il trasferimento definitivo in orto è indicato attendere dai 30 ai 40 giorni. In commercio esistono anche piantine già pronte per il trapianto, inoltre la semina in dimora definitiva è possibile qualora le condizioni atmosferiche della propria zona di residenza siano a lungo favorevoli. Il raccolto avviene a sviluppo sufficiente dell’inflorescenza, ovvero quando la parte centrale della pianta ha dimensioni idonee al consumo.

Tra le pratiche di manutenzione tipiche, la sarchiatura per eliminare le erbacce, la predisposizione di protezioni per il sole più cocente o per i fenomeni atmosferici più violenti e la potatura per foglie troppo estese. È infine necessario monitorare di frequente la presenza di insetti e parassiti.

28 giugno 2015
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