Le emissioni di CO2 vanno ridotte alla fonte, incrementando l’efficienza energetica e aumentando la produzione di energie rinnovabili. Ricorrere alla geoingegneria per rimuovere l’anidride carbonica in eccesso dall’atmosfera potrebbe comportare dei gravi rischi ambientali. A sostenerlo è un recente studio pubblicato sulla rivista scientifica Nature, curato dai ricercatori della University of East Anglia.

Gli scienziati britannici hanno esaminato le varie tecniche per la cattura e lo stoccaggio della CO2: dall’immagazzinamento nel sottosuolo alla produzione di bioenergie; dalla fertilizzazione degli oceani all’impiego di biomasse nell’edilizia. Secondo Phil Williamson, autore principale dell’analisi, l’impatto ambientale di questi metodi non è ancora noto.

Aumentare la coltivazione di piante da destinare alla produzione di energia potrebbe avere effetti opposti a quelli sperati. Tra i fattori critici figurano l’aumento del consumo di suolo; la necessità di reperire ingenti risorse idriche in un mondo sempre più arido; la deforestazione.

Per centrare i target fissati alla COP21 di Parigi entro il 2100 bisognerà rimuovere dall’atmosfera 600 miliardi di tonnellate di CO2. Se il mondo continuerà a inquinare ai ritmi attuali, entro i prossimi 4 anni occorrerà iniziare a catturare l’anidride carbonica in eccesso ricorrendo alla geoingegneria. Da qui al 2100 bisognerà sequestrare 20 miliardi di tonnellate di CO2 all’anno, per contenere l’aumento delle temperature al di sotto della soglia di rischio di 2°C.

Secondo gli esperti l’umanità non ha ancora le conoscenze e le competenze necessarie per catturare senza rischi la CO2 dall’atmosfera. Al momento ci sono numerosi interrogativi aperti su tutti i metodi esistenti. La rimozione di quantitativi elevati di CO2 dall’atmosfera potrebbe causare gravi danni alla biodiversità.

I ricercatori inoltre invitano a riflettere sui costi economici e ambientali elevati e insostenibili della cattura e dello stoccaggio della CO2. Aggiungere silicati al suolo su metà della superficie terrestre, per aumentare la CO2 immagazzinata, richiederebbe investimenti astronomici.

Il boom delle agroenergie provocherebbe un consumo di suolo pari a metà della superficie degli Stati Uniti. Per Williamson l’approccio “Emettere ora, rimuovere dopo” è pericoloso perché poggia su convinzioni sbagliate. Non esiste alcuna garanzia sulla validità e sulla sicurezza di queste tecniche applicate su larga scala. La strategia corretta è iniziare a ridurre subito le emissioni di gas serra.

11 febbraio 2016
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I vostri commenti
Walter Santoro, venerdì 12 febbraio 2016 alle10:20 ha scritto: rispondi »

E' buono a sapersi che 1000 pali di illuminazione pubblica emettono mediamente 250 tonnellate di CO2/anno in atmosfera ed in Italia è stimato che vi sono 10 milioni di lampioni. Provate a moltiplicare..... Un efficientamento energetico della p.i. diminuirebbe drasticamente l'inquinamento atmosferico.

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