In occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua Legambiente ha fatto uscire il nuovo dossier: “Cattive acque”. Si tratta di storie di falde, fiumi e laghi inquinati, ma anche di acque salvate. Un quadro di insieme non esaustivo, ma che con vari esempi riesce a spiegare la situazione del nostro Paese nel 2015, anno nel quale si sarebbero dovuti raggiungere gli obiettivi di buona qualità delle acque previsti dalla direttiva europea 2000/60.

I risultati dell’analisi compiuta dal comitato scientifico dell’associazione vanno sostanzialmente a confermare quelli del dossier “AcQuale Qualità?” dell’anno scorso. Con quell’occasione Legambiente aveva evidenziato soprattutto la mancanza di dati relativamente a molti corpi idrici nazionali. Con quest’ultimo dossier, in base ai dati del 2012 forniti dall’Italia alla Commissione Europea proprio per l’attuazione della direttiva in questione, si rileva un 18% dei corpi idrici che riescono ad arrivare a condizioni definite “buone”, un 25% che superano questa soglia, mentre solo un 10% soddisfa tutti i requisiti per essere definito “in buono stato” sia ecologico che chimico.

Non sono percentuali delle quali vantarsi e sembra che nonostante il pericolo di ulteriori infrazioni o penali, dopo quelle già decise dall’Europa relativamente a queste problematiche, un radicale cambiamento non sia tra le nostre priorità future: le previsioni del raggiungimento degli obiettivi di qualità parlano di un 29% di acque superficiali che arrivino a condizioni “buone” per il 2015 e di un incremento per le acque sotterranee in buono stato dal 49% del 2009 ad un 52,7%.

Migliori le condizioni di partenza per quanto riguarda la situazione europea, ma insufficienti i progressi: nel 2009 i corpi idrici superficiali in buono stato erano il 43%, ma si prevede saliranno solo fino al 53%. Per le acque superficiali si parla per il 2015 di un buono stato chimico per l’87% delle acque e del 96% di acque in buono stato quantitativo. Il recente rapporto dell’Agenzia europea dell’ambiente “L’ambiente in Europa-Stato e prospettive nel 2015″ rivela poi che in Europa:

Il 40% dei fiumi e delle acque costiere sono interessati da un inquinamento diffuso causato dall’agricoltura, mentre tra il 20% e il 25% sono soggette a inquinamento da fonti puntuali, per esempio, strutture industriali, sistemi fognari e impianti per il trattamento delle acque reflue.

L’Italia segue la stessa tendenza con le peggiori condizioni per le acque interne, al mezzogiorno, mentre relativamente a quelle costiere la maglia nera va al Centro-Nord. La parte iniziale del dossier però si concentra sugli esempi virtuosi, in cui grazie all’intervento delle amministrazioni, in concerto con le associazioni e gli enti privati, si è riusciti a migliorare lo stato delle acque.

Esempi sono i Contratti di fiume in Lombardia, sul Lambro e l’Olona, gli interventi di riqualificazione fluviale sul Cherio, in Provincia di Bergamo, il caso della Val Bormida al confine tra Piemonte e Liguria. Casi che stanno a dimostrare come un intervento risolutivo sia possibile e auspicabile per tutti i corsi d’acqua che negli anni hanno subito sversamenti industriali o che non sono stati trattati in modo adeguato.

Secondo Legambiente è importante partire da dei Piani di gestione dei corpi idrici che coinvolgano tutti gli attori in gioco, armonizzando e coordinando i tanti livelli di pianificazione oggi esistenti. Uno strumento importante possono essere i Contratti di Fiume, che consentono, a livello di bacino o sottobacino, di supportare la pianificazione e programmazione all’interno dei Distretti e portare a risultati concreti di miglioramento dello stato ambientale dei corpi idrici.

Serve poi un’azione diffusa su tutto il territorio nazionale, per svolgere attività di riqualificazione, oltre che di rinaturalizzazione delle sponde, al fine di migliorare la risorsa idrica e ridurre il rischio idrogeologico. È inoltre necessaria la bonifica delle falde che sono state inquinate secondo il principio del “chi inquina paghi”.

Infine, affinché fenomeni che hanno portato a danni ambientali gravissimi non si ripetano più è necessario migliorare e completare l’impiantistica del trattamento delle acque industriali.

23 marzo 2015
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