La carta ha un impatto ambientale elevato. Per estrarre la cellulosa ogni anno i colossi industriali deforestano migliaia di ettari di boschi, liberando la CO2 immagazzinata nelle piante e togliendo “respiro” al mondo. Il caso della foresta amazzonica, dove la deforestazione selvaggia impera, è emblematico. Per ridurre l’impronta ecologica della carta è essenziale aumentare la percentuale avviata al riciclo e rendere più sostenibile l’intera filiera.

Bisogna però cambiare anche le abitudini dei consumatori, soprattutto nei Paesi occidentali dove lo spreco di carta sono ancora troppo elevati. A sostenerlo è Michael Renner, ricercatore del Worldwatch Institute, in un recente articolo pubblicato dalla rivista telematica Vital Signs Online.

Renner ha spiegato che la produzione mondiale di carta è in calo. Un dato senza dubbio positivo, ciononostante l’esperto sottolinea che si tratta di una flessione troppo lieve per poter tirare un sospiro di sollievo. L’impatto ambientale della carta è decisamente ancora troppo alto.

Secondo Renner, l’unico modo per ridurre l’impronta ecologica della filiera cartacea è agire su più fronti: dall’adozione di pratiche e tecnologie sostenibili negli stabilimenti industriali alla modifica delle abitudini dei consumatori, in special modo di quelli occidentali che hanno ancora una cultura dell’usa e getta ben radicata.

In Europa il consumo di carta pro capite è pari a 125 kg all’anno mentre in America del Nord arriva addirittura a quota 221 kg. Una cifra enorme in rapporto ai 7 kg pro capite consumati ogni anno nei Paesi africani. Malgrado i consumi globali siano in calo, la media rimane elevata proprio a causa degli sprechi nei Paesi occidentali.

L’elemento determinante per ridurre l’impatto della carta è il riciclo. Produrre carta riciclata richiede il 60% di energia in meno. Anche i consumi idrici sono nettamente inferiori, ben l’80% in meno rispetto al fabbisogno di acqua rispetto al processo produttivo della carta vergine.

Produrre carta riciclata riduce inoltre le emissioni di gas serra del 90%. Il riciclo della carta fortunatamente è in aumento: nel 2013 il 54% della carta messa in circolazione era riciclata per un totale di 215 milioni di tonnellate.

Dei 397,6 milioni di tonnellate di carta e cartone prodotti nel 2013 il 54% è stato impiegato per confezionamenti e imballaggi. L’industria del packaging è dunque quella che può fare di più per rendere più sostenibile la filiera della carta: il 26% della carta prodotta a livello globale è stata usata per la stampa e la scrittura, l’8% per i tovaglioli e la carta igienica mentre il restante 7% per giornali e riviste.

Tra i maggiori produttori di carta figurano i due stati più inquinanti del mondo: Cina e Stati Uniti. In Cina l’utilizzo del carbone per produrre energia fa lievitare l’impatto delle cartiere.

Per una tonnellata di polpa occorrono 1,4 tonnellate di carbone e 103 tonnellate d’acqua. Aprire cartiere che utilizzano energia rinnovabile è fondamentale per abbassare l’impronta ecologica della carta. La Cina, negli ultimi anni, fortunatamente sta compiendo passi da gigante su questo fronte.

23 gennaio 2015
In questa pagina si parla di:
Lascia un commento