Torna anche quest’anno l’iniziativa con la quale Legambiente premia le realtà virtuose della montagna e segnala quelle negative, torna la “Carovana delle Alpi“. Sono state 11 quest’anno le bandiere verdi e 8 quelle nere. Aumentano rispetto all’anno scorso le realtà che si sono distinte per l’amore e la tutela del territorio montano, diminuiscono leggermente quelle che invece hanno dimostrato di voler sacrificare suolo e risorse per puro interesse economico, ma sono ancora molte, troppe, secondo l’associazione ambientalista.

Per poter comprendere quali siano i problemi principali che devono affrontare questi territori ricchi di risorse, sia per il turismo, che per l’energia o il commercio di specifici settori, basti pensare che la prima bandiera nera è stata assegnata al Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) per non aver indetto la gara per il rinnovo delle grandi concessioni idriche per uso idroelettrico scadute.

Si tratta di una situazione critica e di un settore delicato per il territorio, che va regolamentato con cautela. Questi ritardi inoltre espongono l’Italia a possibili sanzioni comunitarie. Rossella Muroni, presidente nazionale di Legambiente, spiega:

Nelle aree montane assistiamo ormai alla diffusione di buone pratiche che si espandono “a macchia di leopardo”. Si tratta di esperienze virtuose di economia circolare, di gestione collettiva e cura del patrimonio naturale che fanno bene al Paese e che meritano di essere messe in rete e replicate.

Per far ciò è importante che questo cambiamento, già in atto in molti territori alpini e che ha per protagonisti sempre più cittadini e amministrazioni, sia accompagnato da una politica condivisa e unita che punti al rilancio delle aree montane, da politiche di intervento innovative e da una visione più ampia e lungimirante dello sviluppo imprenditoriale montano basata sulla valorizzazione della natura e sul protagonismo delle comunità locali.

Vanda Bonario, responsabile Alpi di Legambiente, sostiene che, anche negli stessi territori, permangono e convivono luci e ombre, atteggiamenti innovativi di chi ama la montagna e capisce qual è il modo migliore di valorizzarla, e altri, a detrimento del suo paesaggio e delle sue potenzialità, di chi invece la vede solo come fonte di guadagno e ha in mente un’idea sbagliata di “sviluppo” o semplicemente non ha le capacità e la volontà per gestirla con coraggio:

Da una parte si vanno affermando o riprendendo forme antiche e al contempo innovative di gestione collettiva e cura del patrimonio naturale (boschivo, a pascolo e agricolo) che valorizzano la montagna. Si tratta di espressioni di una nuova qualità culturale che si stanno delineando laddove si riesce a comprendere il valore di beni naturali come biodiversità e patrimonio naturale per tradurli poi in buoni esempi di economia civile.

Al contrario, le situazioni di aggressione all’ambiente, alle quali assegniamo le bandiere nere, denotano una mentalità individualista e al contempo obsoleta, ma dura a morire. Bisognerebbe incominciare a pensare alle “bandiere dell’indolenza” da assegnare a coloro che gestiscono la cosa pubblica senza passione e con poco senso del dovere, favorendo così situazioni di disagio, di mancata crescita, oltre che di opportunismo.

Ma vediamo quali sono le realtà che hanno meritato la bandiera verde, 3 vanno alla Regione Piemonte, 2 alla Valle D’Aosta e al Friuli Venezia Giulia, 1 a Lombardia, Veneto, Alto Adige e Trentino:

  • Comitato dell’Amministrazione Separata dei Beni di Uso Civico frazionale di Andonno, Valdieri (CN) – unica realtà che opera in Piemonte nell’amministrazione degli antichi demani collettivi, si è distinta per una gestione virtuosa degli stessi.
  • Comando regionale piemontese del Corpo Forestale dello Stato – ha svolto un encomiabile lavoro nel contrasto all’illegalità ambientale su tutto il territorio piemontese, ma con una particolare attenzione alle aree montane.
  • Comunità in Valle Stura (CN) – con il progetto agricolo “GERMINALE” ha avviato un percorso di valorizzazione della valle.
  • Gruppo spontaneo di residenti e frequentatori della Valgrisenche (Valle D’Aosta) – si sono opposti in maniera esemplare alle proposte per la promozione dell’eliski che hanno valso alle amministrazioni una delle bandiere nere.
  • Unité des Communes Valdôtaines Evançon, Consorzio Turistico Val d’Ayas e 31 operatori turistici della Valle D’Aosta – hanno saputo pensare in termini di “sviluppo sostenibile” e hanno ideato e realizzato l’anello escursionistico Monte Rosa Rando.
  • Istituto d’Istruzione Superiore “Fermo Solari” di Tolmezzo (Friuli Venezia Giulia) – ha istituito un indirizzo di studi dedicato all’agricoltura di montagna.
  • Movimento Ambientale “Io amo Resia con i fatti” (Friuli Venezia Giulia) – fa manutenzione del territorio avvalendosi unicamente di volontari.
  • Tramvie Elettriche Bergamasche S.P.A. (TEB) (Lombardia) – per la virtuosa gestione del Tram delle Valli della Val Seriana, capace di collegare città e montagna.
  • Corpo Forestale dello Stato per la Lessinia e il Trentino, Guardiaparco del Parco Regionale Naturale della Lessinia e Polizia Provinciale di Verona, in Veneto – da 4 anni continuano a monitorare l’evoluzione della popolazione del lupo in Lessinia, in una situazione di ostilità nei confronti di questa specie e di ritardo per quanto riguarda il progetto Wolfalps.
  • 63 allevatori nell’Alta Val d’Isarco in Alto Adige – hanno dato vita al progetto Biogas Wipptal, per il recupero dell’energia da materiale organico di scarto, in accordo con il concetto di economia circolare.
  • Società BioEnergia in Trentino – per la buona gestione del Biodigestore di Cadino (Faedo).

Queste invece le bandiere nere, 2 al Piemonte e al Friuli Venezia Giulia, 1 alla Valle D’Aosta, 1 alla Lombardia, 1 all’Alto Adige e 1 come si diceva, al MISE:

  • Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) – non si è attivato per il rinnovo delle grandi concessioni idriche per uso idroelettrico scadute. Ora il Paese rischia di incorrere in sanzioni dall’Europa. Tutto rimane bloccato senza che possano essere fatti investimenti in un settore così delicato, ma strategico, che deve potersi rinnovare in una direzione più sostenibile, tenendo presente le sfide imposte dai cambiamenti climatici in atto.
  • Ditte e Amministrazioni piemontesi che hanno cercato di promuovere l’Eliski e l’utilizzo ludico degli elicotteri in montagna – sono pratiche che soddisfano i pochissimi operatori, ma che creano disturbo e impatto in un territorio importante anche per il silenzio della natura, senza contare i rischi in termini di sicurezza che comporterebbero e il pericolo per la vita della fauna selvatica alpina.
  • Assessorato Energia, Attività produttive, Innovazione della Regione Piemonte – non ha ancora elaborato il documento previsto dalle linee guida ministeriali del 2010, che dovrebbe indicare quali sono le aree idonee e non per la realizzazione di impianti da fonti rinnovabili. In tal modo ha permesso che altre fonti, tra cui l’idroelettrico, si diffondessero senza regola nel territorio.
  • Giunta Regionale del Friuli Venezia Giulia – doppia bandiera perché ha confermato il finanziamento del progetto Pramollo e ha un po’ alla volta allontanato i Comuni montani dalla gestione e dal controllo delle risorse idriche.
  • Comune di Issime e Giunta Regionale della Valle d’Aosta – hanno riproposto il progetto di valorizzazione e urbanizzazione del Vallone di San Grato, nel Comune di Issime, dopo che era già stato bocciato nel 2010, perseverando in operazioni deturpanti il paesaggio e il territorio.
  • Provincia di Como e Comuni di Plesio e San Siro (CO) in Lombardia – per aver sottoscritto l’Accordo di Programma per un collegamento intervallivo da Plesio a Dongo che prevede l’utilizzo della strada agro-silvo-pastorale che può diventare viabilità alternativa alla strada statale Regina. Il primo lotto Breglia-Carcente è già stato realizzato senza averne verificato l’utilità e l’impatto ambientale.
  • Provincia e Comune di Bolzano in Alto Adige – hanno firmato l’accordo di programma riguardante il Piano di Riqualificazione Urbanistica (PRU) che prevede la realizzazione di un megastore dell’imprenditore René Benko in uno spazio pubblico vicino alla stazione della Provincia altoatesina.

5 agosto 2016
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