La dipendenza dai combustibili fossili e i costi occulti in bolletta: sono queste, secondo uno uno studio appena presentato dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, le cause principali della eccessiva spesa energetica degli italiani, superiore del 18% rispetto alla media europea.

Il documento, presentato in occasione del convegno “I costi dell’energia in Italia”, stima che nel 2012 hanno pagato oltre 160 miliardi di euro per gas, elettricità e carburanti. La spesa energetica, complessivamente, è aumentata del 10% rispetto all’anno precedente, soprattutto a causa del rincaro dei prodotti petroliferi. Il gas naturale, in particolare, pesa sul bilancio delle famiglie (circa 300 euro/anno per famiglia), mentre il caro elettricità si fa sentire soprattutto dalle imprese.

Tra le cause principali di questa situazione, la dipendenza dell’Italia dai combustibili fossili, che coprono ben l’82% della domanda nazionale: tra il 2000 e il 2012 i prezzi del petrolio sono aumentati di oltre il 200%, quelli del carbone del 160% e del gas di circa il 300% sul mercato europeo. Inevitabile, dunque, che questa impennata dei prezzi si sia tradotta in una stangata sul costo dell’elettricità per famiglie e imprese della Penisola.

Un problema destinato ad aggravarsi in futuro: nei prossimi vent’anni i prezzi dei combustibili fossili, a meno che non si riduca drasticamente la domanda, rimarranno stabili o cresceranno ulteriormente. Secondo il dossier, tra l’altro, l’effetto dello shale gas USA non determinerà un calo duraturo dei prezzi sul mercato americano. Commenta Edo Ronchi, Presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile:

Quello energetico è uno dei settori produttivi più importanti a livello nazionale, con un giro d’affari, in crescita, attorno al 20% del PIL e quasi mezzo milione di posti di lavoro creati. Renderlo più efficiente dal punto di vista economico riducendo i costi dell’energia per il Paese richiederà, ad esempio, di intervenire sul mix energetico riducendo la dipendenza dai fossili che, negli ultimi vent’anni, è già costata al Paese 45 miliardi di euro in più, tutti soldi dati all’estero, e che se non affrontata potrebbe portare a un ulteriore aumento della fattura nazionale dell’import nei prossimi vent’anni da 3 a 12 miliardi di euro.

Al di là dei prezzi in crescita dei prodotti energetici, la Fondazione sottolinea il peso dei sussidi che in Italia vengono pagati ai combustibili fossili, attraverso agevolazioni fiscali o quant’altro, e che, a differenze di quelli per le rinnovabili, non sono esplicitamente visibili in bolletta. Questi sussidi non vengono monitorati dal Governo, ma secondo l’OCSE ammontano a 2,1 miliardi di euro l’anno su alcuni settore chiave. A questo si aggiungono ancora le esternalità a carico principalmente di nucleare e carbone.

Scagionati, invece, gli incentivi alle rinnovabili. Per quanto riguarda i costi diretti, gli incentivi alle rinnovabili elettriche raggiunto nel 2012 circa 10 miliardi di euro, il 16-17% della bolletta elettrica nazionale, ma hanno inciso sull’aumento del prezzo unitario dell’energia solo per il 33%, mentre per il 57% questo è stato causato dall’aumento dei prezzi dei fossili.

L’energia pulita, inoltre, ha determinato significativi benefici economici, come la riduzione del prezzo medio orario dell’energia elettrica (a maggio si è quasi dimezzato tra il 2006 e il 2012) e la creazione di posti di lavoro e ricchezza in generale. Da non trascurare, infine, i benefici ambientali: 70 milioni di tonnellate di CO2 risparmiate ogni anno.

12 luglio 2013
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