La carne presente nei supermercati ha molte probabilità di essere contaminata da batteri fecali. Brutte notizie per i carnivori che si riforniscono di norma nei centri della grande distribuzione statunitensi: i prodotti derivati da animali acquistati avrebbero l’87% di possibilità di contenere Enterococchi resistenti agli antibiotici. Non soltanto, nel 50% dei casi conterrebbero anche tracce di una versione resistente di Escherichia Coli e nel 10% di Salmonella.

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I dati sulla contaminazione della carne venduta nei supermercati USA erano già contenuti all’interno del rapporto annuale sugli alimenti stilato dalla FDA (Food and Drug Administration) statunitense, ma erano risultati in qualche modo oscurati dalla immensa mole di informazioni presentate. La “scoperta” si deve al lavoro di ricerca dell’Environmental Working Group (EWG), che ha isolato i dati relativi ai batteri resistenti agli antibiotici contenuti nei derivati animali.

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I pericoli secondo l’EWG sono concreti, come dimostrerebbero recenti epidemie di Salmonella (in un caso rivelatasi mortale) e di infezioni alle vie urinarie generate da Escherichia Coli, tutte risultate resistenti ai normali trattamenti antibiotici. Le ipotesi avanzate dagli scienziati non riguardano più soltanto l’eccesso di profilassi farmacologiche a cui si sottopongono gli esseri umani, ma guardano anche verso le tecniche di allevamento e gli eventuali abusi commessi durante la vita dell’animale.

Se l’eccessivo ricorso agli antibiotici risulta dannoso per l’uomo, un ruolo importante potrebbe giocarlo il crescente loro abuso che viene perpetrato da alcuni allevatori. I batteri presenti negli animali tendono a rafforzarsi, in maniera analoga a quanto accade negli esseri umani, in presenza di un’errata gestione dei cicli antibiotici. Ciò comporta l’inevitabile trasmissione alle persone dei germi presenti nelle carni ingerite.

Un problema radicato anche nella gestione da parte della FDA dei criteri di somministrazione di antibiotici agli animali, da molti ritenuta inefficace se non dannosa. Nessun obbligo di tracciabilità né di indicazione viene imposto agli allevatori, che possono quindi decidere in assoluta libertà i quantitativi da somministrare.

Le conclusioni dell’EWG sono semplici, ma al contempo disarmanti. Stando alle attuali disposizioni normative statunitensi sta ai consumatori difendersi da questa potenziale minaccia nel miglior modo a loro possibile. Il consiglio principale è quello di non rifornirsi di carne presso i grandi supermercati, ma preferire i piccoli rivenditori al dettaglio e scegliere se presenti i prodotti segnalati come “antibiotic-free”. Acquistare i propri alimenti tenendo a mente, conclude l’Environmental Working Group, un’indicazione su tutte:

Scegliete come se tutta la carne fosse a rischio.

Inevitabile quindi andare subito a un’altra possibilità, anche se non citata in via diretta dall’EWG, ma che appare evidente nei fatti: meglio risolvere ogni dubbio scegliendo una dieta vegetariana o vegana?

19 aprile 2013
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