Il consumo di carne rossa continua a far discutere. Il panorama medico si è interrogato a lungo negli ultimi anni sulla correlazione tra il consumo di questo tipo di carne e l’incremento della mortalità.

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L’ultimo studio epidemiologico sull’argomento è stato condotto dai ricercatori del National Cancer Institute di Bethesda (Stato del Maryland, USA) pubblicato sul British Medical Journal e vede un incremento di mortalità del 26% tra chi consuma carne rossa e processata e chi invece preferisce altre tipologie di carne.

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Lo studio è stato condotto su 537 mila persone di età compresa tra i 50 e i 70 anni, per un periodo di 16 anni, e ha individuato un legame molto stretto tra mortalità, e sofferenza cronica del fegato, e chi consuma molta carne rossa.

I ricercatori sostengono che i responsabili di questo effetto siano l’elevato contenuto ferro delle carni rosse e i nitriti che si trovano nelle carni processate. Altro elemento che potrebbe essere pericoloso per l’uomo è il tipo di cottura usata con le carni rosse, come quella alla griglia, che potrebbe produrre sostanze cancerogene.

Se da una parte quindi vi è una mortalità superiore alla norma tra chi consuma troppa carne rossa, chi preferisce mangiare pesce o carni bianche invece ha un tesso di mortalità inferiore al 25%.

Un brutto colpo per i carnivori, ma va ricordato che nel nostro Paese i consumi di carne rossa non sono elevati come all’estero; tuttavia ridurne la presenza sulla tavola sembra essere una soluzione ottimale per la nostra salute.

15 maggio 2017
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