Gli allevamenti intensivi di animali sono una delle prime cause della deforestazione e dell’immissione in atmosfera di CO2, per questo gli esperti di settore auspicano che la popolazione mondiale si converta alla dieta vegetariana entro il 2050. Convincere tutti i consumatori a rinunciare alla carne, però, sembra essere un proposito impraticabile: in gioco vi sono non solo le esigenze dell’ambiente, ma tradizioni e fattori culturali difficili da scardinare. Così la scienza si sta sempre più concentrando su soluzioni eco-compatibili: dopo l’hamburger in provetta, arriva la bistecca di staminali.

L’abuso di carne, oltre che a pesare sull’ambiente, pare non essere salutare. Eppure non è questo il tema affrontato dall’Università di Wageningen, in Olanda: se il consumatore non vuole sposare stili di vita più benefici, poco si potrà fare per convincerlo. Di certo, però, si può agire sul versante opposto: quello del contenimento delle emissioni e del rispetto degli animali. Nasce così la prima bistecca nata in vitro, non derivante dall’uccisione di bovini bensì dalla crescita in laboratorio di cellule staminali prelevate da mucche.

Il processo è ingegnoso e difficile sarebbe sintetizzarlo rispettandone i dettagli tecnologici. Senza pretesa di essere esaustivi, la tecnica prevede l’estrazione con speciali siringhe di cellule dai muscoli dei bovini – un’operazione pare indolore e poco invasiva per gli animali – quindi la creazione di una banca di staminali a cui attingere. Le cellule verrebbero quindi coltivate in appositi bioreattori e poi compresse per ricreare un classico hamburger o una gustosa bistecca, per poi essere immesse sul mercato. Qualora il proposito funzionasse, si potrebbe avere una produzione di carne su larga scala senza l’uccisione di esemplari. Inoltre, si avrebbe indirettamente un contenimento degli allevamenti stessi: sopravviverebbero solo le strutture per la produzione di latticini e derivati, per un calo davvero importante dei gas nocivi emessi in atmosfera.

Passerà ancora diverso tempo prima che la carne da staminali possa finire nel piatto dei consumatori, anche perché saranno necessari ulteriori test e verifiche per vagliarne la sicurezza sull’uomo. La stessa università, tuttavia, spiega come già da ora i consumatori possano fare molto per diminuirne l’impatto: senza necessariamente optare per un regime vegano o vegetariano tout-court, sarebbe sufficiente limitarne il consumo a una sola volta la settimana, quanto basta per ridurre le emissioni di CO2 di 266 milioni di tonnellate su scala globale.

21 maggio 2014
In questa pagina si parla di:
Via:
I vostri commenti
mexsilvio, mercoledì 21 maggio 2014 alle20:51 ha scritto: rispondi »

Noi siamo quello che mangiamo ...questa e' pura immondizia...... , cosa diventeranno gli onnivori ...!!! a parte i costi...!!! comunque la UE. nei mesi scorsi aveva gia' affrontato il problema della vendita ..per il consumo al pubblico di bistecche provenienti da crescita di proteine staminali ...! nei decenni scorsi i tentativi di creare proteine dagli scarti del petrolio ...diedero esito negativo ....indigeribili...!!!!

Eva, mercoledì 21 maggio 2014 alle20:43 ha scritto: rispondi »

Ma la produzione di latticini e derivati, significa che lasciano morire il vitello per prendere il latte alla madre e fare formaggi?

Lascia un commento