Il festival della carne di cane è ricominciato ieri a Yulin, in Cina, nonostante le numerose proteste internazionali e la notizia, poi smentita dai fatti, di un iniziale divieto da parte delle autorità locali. Eppure dall’Asia giunge la prima buona notizia, quella del salvataggio di 1.000 esemplari da un mattatoio, nelle ore antecedenti all’avvio delle celebrazioni.

Il festival è concomitante con l’avvio dell’estate e, ogni anno, causa la morte di circa 10.000 esemplari. Gli animali sono spesso ammassati a decine in gabbie di piccole dimensioni e, ancora, vengono brutalmente uccisi in mattatoi abbastanza improvvisati, tra atroci sofferenze. Secondo quanto riferito ieri da BBC, l’evento tradizionale sarebbe ricominciato ieri nonostante inizialmente si fosse palesata l’ipotesi di un divieto. A quanto pare, la polizia sarebbe schierata per tutta la città, tanto che ai turisti non sarebbe sempre consentito l’accesso alle aree centrali della manifestazione.

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Così come rende noto Humane Society International, lo scorso martedì 1.000 esemplari sono stati salvati da un mattatoio locale, intercettatati nei pressi di Guangzhou e stipati su un camion, quest’ultimo diretto a Yulin. Grazie all’azione di alcuni attivisti, è emerso come molti degli esemplari – alcuni in cattive condizione di salute – non presentassero la necessaria documentazione, mentre altri sembra siano stati sottratti ai legittimi proprietari. Grazie anche all’intervento delle autorità, i quadrupedi sono quindi stati tratti in salvo.

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Come questa vicenda dimostra, non capita di rado che, per assecondare l’elevata richiesta di carne di cane nei giorni del festival, vengano illecitamente sottratti cani di proprietà. Questi vengono rubati da giardini e abitazioni, quindi spacciati per randagi con lo scopo di eludere eventuali controlli.

Lo scorso anno il festival ha attirato le attenzioni di diverse organizzazioni internazionali, nonché di moltissime celebrità, tra cui Ricky Gervais, Joaquin Phoenix, Matt Damon, Pamela Anderson e molti altri ancora. Numerose le petizioni, tuttavia senza esito: le autorità locali, pronte a promettere un divieto all’evento, sembrano in realtà essere tornate sui loro passi.

22 giugno 2017
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