Carne: cala il consumo negli USA

Cambiano le abitudini alimentari degli americani. Nonostante gli Stati Uniti restino ancora il regno degli hamburger con patatine, il consumo di carne degli abitanti degli States sta calando. Lo rivelano i dati diffusi dal Dipartimento dell’Agricoltura, secondo i quali il consumo medio annuo degli americani si è attestato a 171 libbre (pari a circa 77,5 chilogrammi) nel 2011.

Il dato risulta nettamente in calo rispetto ai valori del 2004, quando ogni cittadino USA aveva consumato ben 184 libbre di carne, equivalenti a quasi 84 kg. Il trend dovrebbe essere confermato anche nell’anno in corso, dal momento che le stime del 2012 parlano addirittura di un calo fino alle 166 libbre (75 kg).

Diverse, secondo il Dipartimento dell’Agricoltura, le cause di questo fenomeno: prima di tutto, la crisi economica e l’aumento della disoccupazione, che hanno ridotto il budget delle famiglie per la spesa quotidiana. Anche la maggiore preoccupazione per la salute, l’ambiente e il rispetto degli animali, però, ha inciso sul cambiamento dei costumi alimentari degli americani.

Un fenomeno simile, del resto, si era già verificato all’inizio degli anni ’70, quando si diffuse l’abitudine di consumare carne di pollo per il timore degli effetti del manzo sulla salute. La “conversione” a tavola dei cittadini USA, tra l’altro, non interessa solo il calo del consumo di carne, ma anche il successo dei negozi di cibi biologici, che sono passati da esercizi di nicchia a soluzioni di tendenza, in grado di competere con le grandi catene dell’alimentare.

Una vera e propria “rivoluzione culturale”, che ha indotto anche i marchi più noti della grande distribuzione a introdurre sui loro scaffali prodotti senza carne e alternative ai tradizionali hot dog e hamburger. La scelta delle grandi catene di supermercati ha probabilmente determinato la riduzione dell’attività zootecnica, compromessa anche dalla siccità che ha colpito il Texas e gli Stati circostanti, portando la dimensione totale delle mandrie bovine americane al valore minimo negli ultimi 50 anni.


La notizia del calo del numero dei capi di bestiame piacerà a chi si batte per la riduzione delle emissioni di gas serra e per la gestione sostenibile del territorio. Il nuovo corso delle abitudini alimentari negli States, tuttavia, rischia di essere vanificato dalle tendenze di potenze emergenti come la Cina e il Brasile, dove la richiesta di carne e latticini da parte della popolazione è in continuo aumento.

14 marzo 2012
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