È una delle sostanze indispensabili per il benessere fisico e mentale: la vitamina B12 deve essere assunta quotidianamente tramite i cibi, poiché essenziale ad alcune funzioni dell’organismo. Può capitare, tuttavia, che l’apporto o l’assorbimento della vitamina possa subire un’alterazione in alcune fasi della vita, sia per condizioni pregresse che per stili alimentari. Cosa comporta la carenza di questa sostanza, quali sono i sintomi e quali i rimedi per integrarla nuovamente?

Prima di cominciare, è bene sottolineare come un’eventuale carenza di vitamina B12, nonché le conseguenze che questa potrebbe determinare, debba essere sempre valutata e diagnosticata dal medico, il quale potrà individuare il più indicato percorso di cura. Le informazioni di seguito riportate, perciò, hanno scopo unicamente illustrativo.

Vitamina B12: funzioni e carenza

La vitamina B12, nota anche come cobalamina, è una sostanza indispensabile per alcune funzioni dell’organismo, nonché assunta per via alimentare. È stata individuata e isolata negli anni ’20 del secolo scorso, a seguito di alcuni studi sull’anemia perniciosa: i ricercatori dell’epoca scoprirono come la malattia, capace di causare una diminuzione dei globuli rossi nonché problematiche gastriche e neurologiche, dipendesse proprio da un diminuito assorbimento di questo elemento.

Nei decenni successivi, e in particolare negli anni ’50, la struttura e le funzioni della vitamina vennero chiarite. In linea generale, oggi è noto come la sostanza sia indispensabile per funzioni chiave dell’organismo, in particolare nella corretta maturazione dei globuli rossi nel midollo osseo, nella regolazione dell’emoglobina, nel controllo del metabolismo dell’omocisteina in concorso con l’acido folico, nonché nella sintesi delle membrane mieliniche e nel rafforzamento del sistema immunitario. Sul fronte dell’omocisteina, in particolare, risulta irrinunciabile poiché elevati livelli della sostanza in circolo sono collegati anche a un maggiore rischio di soffrire di malattie cardiovascolari gravi.

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Così come già accennato, la vitamina B12 viene assunta unicamente per via alimentare: l’apporto deve essere continuo e costante, poiché l’organismo non è in grado di sintetizzarla autonomamente. Quando la disponibilità è ridotta, per specifici problemi d’assorbimento o per una dieta non sufficientemente equilibrata, si può verificare una carenza anche particolarmente pericolosa. Innanzitutto, come spiegato poc’anzi, un ridotto apporto di vitamina B12 causa l’aumento dei livelli di omocisteina nel sangue, un aminoacido che può aumentare il rischio di malattie cardiovascolari, tumori o disturbi neurologici. Ancora, uno scarso assorbimento può alterare la produzione e la crescita dei globuli rossi, determinando la condizione di anemia perniciosa, le cui conseguenze si possono manifestare anche a livello neurologico. La limitata disponibilità di questa vitamina si manifesta con sintomi progressivi nel tempo, poiché delle scorte vengono immagazzinate a livello del fegato, come stanchezza, debolezza, nervosismo, difficoltà di concentrazione e irritabilità. Considerato come questi sintomi siano tutt’altro che specifici, nonché comuni a molte altre condizioni, la valutazione spetta unicamente al medico tramite specifici esami di laboratorio.

Carenza: fonti alimentari e rimedi

Come ampiamente sottolineato, la vitamina B12 viene assunta solo per via alimentare. Considerando come le fonti siano perlopiù di origine animale, chi avesse optato per un regime cruelty-free dovrebbe vagliare con il medico altre alternative per la compensazione, ad esempio con il ricorso a integratori.

Una carenza non preoccupante di vitamina B12, sempre dopo aver verificato il parere dello specialista, può essere recuperata aumentandone i quantitativi con la dieta. I cibi che ne risultano maggiormente ricchi sono carne, pesce, uova, latte e derivati, mentre a livello vegetale di recente sono emerse delle concentrazioni in alcuni tipi di alghe e di funghi, tuttavia in una forma poco biodisponibile.

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Non è sempre l’alimentazione, però, a determinare un calo di vitamina B12: anche quando l’apporto è costante, potrebbe verificarsi un ridotto quantitativo per via della scarsa disponibilità di una glicoproteina, prodotta a livello dello stomaco e pensata per garantire l’assorbimento del micronutriente. Ancora, il ricorso ad alcuni farmaci può alterarne sempre l’assorbimento, mentre con l’invecchiamento si tende a poter contare su scorte sempre più limitate. Al contrario, anche l’eccesso di vitamina B12 può portare a conseguenze per l’organismo, dagli stati d’ansia alle manifestazioni cutanee, pertanto è sempre utile affidarsi alle cure del medico.

5 novembre 2017
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