Nuovi dati dal UC Davis Alzheimer’s Disease Center e dalla Rutgers University rivelano come livelli bassi di vitamina D negli anziani siano collegati ad un accelerato declino cognitivo con prestazioni ridotte, perdita di memoria, fino ad arrivare all’Alzheimer e alla demenza.

La ricerca è appena stata pubblicata sulla rivista di settore JAMA Neurologia. Lo studio ha valutato 400 persone di razze ed etnie diverse, uomini e donne, della California del Nord, i cui dati sono stati analizzati dall’Alzheimer Disease Center di Sacramento. Di questi il 50% era di razza caucasica, il resto erano afro-americani o ispanici.

L’età media presa in considerazione è stata di 76 anni e i pazienti risultavano in stato cognitivo considerato normale o con livelli lievi di demenza. I livelli di vitamina D sono stati misurati all’inizio dello studio: il 26% risultava carente, per il 35% invece le concentrazioni erano considerate insufficienti. Afro-americani e ispanici erano soggetti a carenza con maggiore frequenza (70% contro il 54% dei caucasici), perché dotati di una maggiore concentrazione di melanina che protegge dal cancro alla pelle nei climi soleggiati, ma rende difficoltosa la sintesi della vitamina D.

I pazienti sono stati valutati per 5 anni. In questo lasso di tempo si è visto come già in 2 anni coloro che avevano carenze di vitamina D abbiano avuto un declino cognitivo paragonabile a quello avuto da chi aveva normali livelli di vitamina D nel corso però di tutti i 5 anni. Il ritmo con qui si sono manifestate queste patologie, per chi ha bassi livelli di vitamina D è risultato quindi il triplo rispetto a chi dimostrava di avere valori adeguati. Joshua Miller, attualmente professore e presidente del Dipartimento di Scienze Nutrizionali presso la Rutgers University spiega che:

L’insufficienza di vitamina D è stata associata con il calo significativamente più veloce sia nella memoria episodica che nelle prestazioni della funzione esecutiva.

Questo lavoro, e quello di altri, suggerisce che ci sono prove sufficienti per raccomandare che le persone di 60 anni e oltre decidano con i propri medici se prendere un supplemento giornaliero di vitamina D.

La vitamina D viene prodotta grazie all’esposizione al sole che ne stimola la sintesi, ma nelle persone dal colorito più scuro il processo non è così efficiente. Una risorsa può essere anche l’alimentazione: sappiamo che i prodotti lattiero-caseari forniscono importanti dosi di vitamina D, ma qualora la dieta dovesse esserne carente non resta che ricorrere agli integratori alimentari, che vanno comunque sempre acquistati dietro parere del proprio medico.

15 settembre 2015
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