La cardioaspirina è un farmaco anticoagulante la cui formulazione risulta simile a quella della comune aspirina. Differisce da quest’ultima in relazione al quantitativo di principio attivo contenuto, l’acido acetilsalicilico, che nella “cardio” ammonta a 100 mg mentre nel più noto medicinale da banco è di 500 mg.

Le principali indicazioni in merito alla cardioaspirina sfruttano la sua azione anticoagulante per ridurre il rischio di trombi o per intervenire in situazioni delicate con precedenti di angina pectoris, angina pectoris cronica, infarto miocardico o ictus cerebrale.

Quando utilizzarla

La cardioaspirina può essere prescritta in gravidanza in base al ristretto numero di controindicazioni possibili, che perlopiù non interessano la gestazione in sé quanto il quadro clinico generale della donna. Valgono in sostanza le stesse accortezze richieste per l’utilizzo in qualsiasi altro momento del ciclo vitale.

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Il suo utilizzo in gravidanza può interessare in linea di massima lo stesso ambito di impiego generale, ovvero la prevenzione di trombi o coaguli del sangue, il trattamento di soggetti a rischio vascolare o potenzialmente soggetti a ictus cerebrale o infarto del miocardio. Esistono inoltre possibili impieghi legati in maniera più stretta alla gestazione.

Si ritiene che l’utilizzo della cardioaspirina possa aiutare a prevenire possibili casi di gestosi (o preclampsia), scarsa formazione o distacco placentare. In questi casi ne viene raccomandata l’assunzione prima delle 12 settimane di gestazione, comunque non oltre la 16esima, considerato il periodo in cui la placenta compie il massimo del suo sviluppo.

=> Leggi dosaggio e indicazioni per la cardioaspirina

Sebbene non possa garantire un esito positivo nel 100% dei casi, la cardioaspirina viene considerata in grado anche di ridurre il rischio di aborto spontaneo nelle donne con precedenti situazioni abortive. Come per quanto detto poc’anzi l’ultima parola spetterà sempre al medico curante, che valuterà l’evoluzione del quadro clinico e deciderà se continuare o meno la terapia (solitamente interrotta intorno al sesto mese).

Possibili effetti collaterali

Sebbene l’assunzione di cardioaspirina sia in genere ben tollerata, in assenza di specifiche controindicazioni, il suo utilizzo può portare nel corso del tempo a effetti collaterali più o meno gravi. Tali eventualità vanno a interessare non soltanto la sfera cardiocircolatoria o ematica, ma anche la funzionalità di reni e fegato, come il sistema nervoso, l’apparato respiratorio e la pelle.

Alcuni degli effetti collaterali segnalati sono l’insufficienza renale, cardiaca o epatica, vertigini, sordità o ronzio, anemia, epistassi o ipoprotrombinemia.

Possono verificarsi inoltre episodi di dispnea grave, rinite, angioedema, eritema nodoso o multiforme, colite, ulcere esofagee, ulcere gastriche o dispepsia. Per maggiore completezza si rimanda a un precedente approfondimento specifico, segnalato in uno dei collegamenti precedentemente inseriti nel testo.

6 dicembre 2016
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