Il carciofo è uno degli ortaggi più sfruttati nella cucina italiana, tanto che proprio lo Stivale ne mantiene uno dei primati nella coltivazione. Basti pensare al carciofo alla romana, quello alla Giudia oppure ai fritti in pastella. Ma come coltivarlo in orto oppure, seppur fatto ben più raro, in vaso?

Innanzitutto, va specificato come del carciofo esistano diverse varietà, normalmente definite in base allo sviluppo di spine, al colore del capolino, dal periodo dell’anno in cui giungono a maturazione e molto altro ancora. Sarà quindi utile chiedere un consiglio al proprio negozio di botanica di fiducia, affinché si possano raccogliere tutte le informazioni in base alle proprie necessità, nonché alla zona di residenza. Pur essendo le pratiche di coltivazione simili per ogni tipologia, le informazioni di seguito portate hanno un carattere generico.

Cosa sapere prima di coltivare il carciofo

La Cynara scolymus è una pianta della famiglia Asteraceae, tipica delle nazioni affacciate sul Mediterraneo e coltivata in Italia in particolare al Sud. La pianta può raggiungere normalmente fino agli 1,5 metri d’altezza: si caratterizza per un rizoma sotterraneo, da cui nascono più fusti, accompagnati da foglie polimorfiche. Di norma allungate e lanceolate, sono di colore verde lucido oppure tendenti al grigio e, in alcune varietà, l’estremità è caratterizzata dalla presenza di spine. Le inflorescenze apicali che si sviluppano nel periodo di maggiore crescita si caratterizzano per un agglomerato cilindrico carnoso, dalla forma sferica e dai 5 ai 15 centimetri di diametro: è questa la parte edibile della pianta, chiamata comunemente “cuore”. Il carciofo produce quindi un fiore, di colore violaceo e filiforme.

Il clima favorito è quello mediterraneo, mediamente asciutto, tipico della primavera oppure dell’autunno. Le temperature variano infatti da pochi gradi a un massimo di 25, anche se il picco della crescita avviene proprio in concomitanza con l’aumento del tepore atmosferico. L’esposizione è diretta al sole, anche se la pianta non disdegna piogge mediamente frequenti.

Il terreno ideale è quello a medio impasto, ben drenato, ma può adattarsi anche a terreni argillosi data la sua media adattabilità. È molto importante, tuttavia, provvedere ciclicamente a un’adeguata fertilizzazione, sia con concimi organici che compost, ma anche con l’interramento dei polloni della pianta stessa. È inoltre inutile una zappatura mediamente profonda, affinché le sostanze nutritive vengano distribuite uniformemente nel terreno.

Soprattutto nel periodo di maggiore attività della pianta, le annaffiature sono importanti e frequenti. Bisogna innanzitutto valutare i ritmi piovosi della propria zona di residenza, poiché acquazzoni frequenti potrebbero essere comunque sufficienti alle necessità del carciofo. Nei periodi più aridi, si verifica la secchezza del terreno, quindi si procede a un’abbondante annaffiatura, da eseguirsi preferibilmente di primo mattino o alla sera per non incorrere nella rapida evaporazione dell’acqua nelle ore più calde della giornata.

Come coltivare il carciofo

Il carciofo è una pianta che può essere facilmente coltivata soprattutto in orto, mentre la scelta del vaso è solitamente dedicata a scopi ornamentali, per l’originale forma nonché per il singolare fiore.

In ogni caso, la predisposizione dell’area di coltivazione o del vaso sarà molto importante. In questo ultimo caso, sarà utile predisporre un letto di cocci o ghiaia per favorire il deflusso dell’acqua, affinché non si formino dei dannosi ristagni. Il terreno dovrà quindi essere a medio impasto, drenante, arricchito con concime organico e con compost. Nel vaso, sarà molto semplice effettuare questo mix. In giardino, sarà necessaria una preliminare zappatura, per permettere alle sostanze nutritive di distribuirsi in modo uniforme.

Sebbene il carciofo possa essere coltivato dal seme, questa modalità è abbastanza rara, data la difficoltà nel farli attecchire al terreno. Si preferisce invece il ricorso alle gemme che si sviluppano ciclicamente sulla pianta, dette carducci, in piccole buche di circa 15 centimetri di profondità, con una buona distanza da un esemplare all’altro. In genere, questo procedimento varia dal punto di vista temporale a seconda della zona di residenza: per regioni dove il clima si mantiene temperato tutto l’anno è possibile procedere già dall’autunno, negli altri casi è indicato attendere la primavera. La raccolta delle parti edibili è quindi progressiva, ovvero quanto queste ultime avranno raggiunto dimensioni sufficienti per poter essere consumate. Per coltivazioni di una certa estensione, sempre a seconda della propria zona, la fase di raccolto può essere anche molto estesa: da ottobre a maggio. In estate, invece, la pianta tende a essere quiescente date le alte temperature.

Tra le pratiche di manutenzione necessarie, la concimazione ciclica del terreno e l’eliminazione delle erbe infestanti nonché di insetti e parassiti, tra cui afidi e lumache.

5 luglio 2015
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