Un’équipe di scienziati dell’Università di Toronto in Canada ha messo a punto un nuovo metodo per convertire l’anidride carbonica in un carburante ad alta densità energetica. Lo studio è stato descritto sulla rivista specializzata Nature Communications.

Da tempo la ricerca scientifica sta studiando soluzioni per risolvere in modo sostenibile e a basso costo il problema delle emissioni di CO2 generate dalle attività umane. L’anidride carbonica ha raggiunto concentrazioni eccessive nell’atmosfera innescando il fenomeno del riscaldamento globale, dagli impatti tristemente noti.

La tendenza all’aumento delle temperature purtroppo non accenna a diminuire. Ogni anno i cambiamenti climatici avanzano a causa dell’immissione in atmosfera di 30 miliardi di tonnellate di CO2. Se le emissioni continueranno a crescere a questi ritmi secondo gli esperti la stessa sopravvivenza umana è a rischio.

Il metodo messo a punto dai ricercatori canadesi potrebbe mitigare il riscaldamento globale, ricorrendo a un elemento abbondante sulla Terra: il silicio contenuto nella sabbia. Grazie a questa tecnica sarà possibile convertire la CO2 in carburante tramite un ciclo “carbon-neutral”.

Il silicio si trova in grandi quantità nella sabbia ed è il settimo elemento più abbondante dell’universo, il secondo più abbondante della crosta terrestre. Altri metodi per convertire la CO2 in energia che sfruttavano la luce solare così come le tecniche per convertire l’idrogeno in carburante si sono rivelate poco pratiche, per via della stabilità chimica dell’anidride carbonica. Come ha illustrato Geoffrey Ozin, docente di chimica che ha coordinato lo studio:

Una soluzione chimica al cambiamento climatico richiede un materiale che funga da catalizzatore altamente attivo e selettivo, in grado di avviare la conversione della CO2 in carburante. Il materiale deve essere realizzato con elementi a basso costo, ampiamente disponibili e atossici.

L’équipe di scienziati ha individuato dei nanocristalli di silicio che rispondevano a tutti questi criteri. Il materiale ha un diametro medio di 3,5 nanometri e vanta una superficie e una capacità di assorbimento sufficienti a catturare le onde ultraviolette.

A svolgere questa funzione è un potente agente chimico disposto sulla superficie in grado di convertire selettivamente la CO2 gassosa in monossido di carbonio. Come spiega Ozin:

L’impiego di queste nanostrutture ibride faciliterà la messa a punto di strategie commerciali più competitive per produrre carburante direttamente dalla luce solare.

Il passo successivo dei ricercatori sarà la costruzione di un impianto dimostrativo e di una raffineria solare.

26 agosto 2016
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