Un futuro a carbone o un futuro “rinnovabile”? Quali sono le fonti economicamente ed ecologicamente sostenibili cui affidare la produzione energetica delle nostre società per i prossimi anni?

Secondo Greenpeace e le migliaia di cittadini che sono scesi in piazza in questi giorni per la fine dell’Era del Carbone, la risposta è semplice: basta fonti fossili e soprattutto basta centrali a carbone.

Lo dice chiaramente il comunicato stampa fatto circolare ieri dall’associazione:

Quello del carbone è un business sempre più insostenibile: la sua estrazione è causa di distruzione di interi ecosistemi ed è spesso correlata a fenomeni di violazione dei diritti umani; la sua movimentazione minaccia aree fragili del pianeta, come nel caso dell’export australiano che rischia di distruggere la più preziosa barriera corallina del mondo; infine, la sua combustione è responsabile di oltre il 40% delle emissioni di anidride carbonica, a livello globale, primo fattore assoluto di impatto sul clima. Dalle ciminiere delle centrali a carbone fuoriescono anche gas acidi, fuliggine e polveri sottili: ovvero il maggior contributo industriale alla generazione del particolato fine, che penetra in profondità nei polmoni e direttamente nel sangue, che colpisce soprattutto neonati e bambini e causa attacchi cardiaci e cancro al polmone, incrementa gli attacchi d’asma e i problemi respiratori. Da quelle stesse ciminiera fuoriescono anche metalli pesanti tossici come mercurio, piombo, arsenico e cadmio, che aumentano i rischi di insorgenza di malattie oncologiche e danneggiando la crescita dei minori.

Facile capire, allora, cosa abbia spinto il 29 giugno migliaia di persone a scendere in piazza contro il carbone in varie città: da Palermo a Melbourne, passando per Instanbul. La capitale turca, fra l’altro, oltre a essere sotto l’occhio dei media per altri motivi, è teatro del Global Power Shift, meeting mondiale volto a organizzare una rivolta globale contro la tanto odiata fonte energetica.

Ma, com’era facile immaginare, è arrivata a stretto giro anche la replica delle lobby del carbone. A parlare è direttamente Andrea Clavarino, Presidente di Assocarboni:

Il mondo ideale che vuole Greenpeace oggi ancora non è praticabile, in quanto le fonti rinnovabili non sono mature per sostituire le fonti termoelettriche tradizionali.

>>Scopri le accuse di Enel contro il sito anti-carbone di Greenpeace

Insomma, le rinnovabili vanno bene, ma solo come fonti da affiancare al carbone. Clavarino è stato chiarissimo in questo senso:

Ciò non significa che non vadano sviluppate e affiancate al carbone o al gas, ma da sole non sono in grado oggi di mantenere un sistema energetico stabile e affidabile 24 ore al giorno per 365 giorni l’anno, né di contenere i costi di produzione dell’energia. In nessun paese al mondo esiste un sistema elettrico basato solo sulle rinnovabili: in Europa in particolare il 60% dell’energia elettrica proviene dal carbone e dal nucleare.

L’impressione, però, è che Clavarino faccia finta di non vedere quali sono le vere forze in campo. L’ipotesi ambientalista non è quella di passare da un giorno all’altro a un sistema 100% rinnovabili. Piuttosto far crescere la quota di contributo di tali fonti, far sviluppare forme di distribuzione energetica più decentrata, sviluppare forme di accumulo energetico e, laddove la grossa centrale resti necessaria al sistema, preferire le centrali a gas. E questa alternativa è meno utopica di quanto Assocarboni auspichi.

1 luglio 2013
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I vostri commenti
Luigi Antonio Pezone, martedì 2 luglio 2013 alle19:14 ha scritto: rispondi »

Questi scontri mi sembrano delle sceneggiate fatte alle spalle di coloro che manifestano nelle piazze. Nessuno spende una parola sulla cattiva progettazione delle centrali termoelettriche, non solo a carbone, ma anche inceneritori e impianti industriali come l'Ilva. Sono le ciminiere che vanno eliminate e sostituite con impianti più grandi delle centrali, ma in grado dei neutralizzare tulle le sostanze inquinanti e si inviare carbonati ai mari a spese del CO2.

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